Il primo pride fu una rivolta, e il Bside pride, coordinamento transfemminista queer di realtà bolognesi nato poco più di un anno fa, non rinuncia ad aprire nuovi spazi di lotta. La piazza del 27 giugno sarà un momento di presa di parole per tutte le soggettività più marginalizzate, invisibilizzate dall’emergenza della pandemia proprio mentre pagavano il prezzo più alto di questo momento di crisi. L’organizzazione della piazza sarà definita questa sera, all’interno dell’assemblea pubblica virtuale che avrà inizio alle 19:30. Di certo sarà una piazza organizzata in modo da garantirne l’attraversabilità da parte di tutte e tutti, tenendo conto dei limiti imposti dalla pandemia. Ne abbiamo parlato con Babs, attivista della rete autorganizzata Bside Pride.

Bside Pride: il percorso di avvicinamento

Bside Pride è una rete di realtà bolognesi nata poco più di un anno fa in occasione del Pride 2019, ma che ha continuato il proprio lavoro politico al di là del pride, dando vita a iniziative di automutualismo e analisi politica nel corso della pandemia. La piazza del 27 si inserisce all’interno di questo percorso, che ha visto la realizzazione di una blogga e della Sondaggiona, con lo scopo di costruire reti di mutalismo e di costruire immaginari che tenessero conto della nuova realtà che si è aperta con la pandemia di Covid-19. BSide Pride ha anche partecipato alla costruzione di Marciona, rete nazionale transfemminista queer che ha costruito il coordinamento pride 2020 all’interno della quale si inserisce il BSide pride di quest’anno.

La piazza del 27, dunque, non rappresenta un momento di lotta estemporaneo, ma piuttosto si inserisce all’interno di un percorso avviato più di un anno fa e tuttora in corso, che risponde alla necessità di prendere parola delle soggettività più marginalizzate. “È una piazza che segna la continuità di questo percorso politico – sottolinea Babs – rispetto a quello che è stato creato nell’ultimo anno e che in qualche modo è anche cambiato attraverso la pandemia e quello che ha comportato rispetto ai nostri modi di autoorganizzarci. Bside Pride si è concentrato fin dall’inizio sul far emergere le soggettività che normalmente sono più marginalizzate, nella società ma anche nel movimento LGBT mainstream. È una rete che è composta da sex worker, persone sierocoinvolte, rifugiate e rifugiatu LGBT, persone trans e non binarie. Sono queste le soggettività che avranno tutta la visibilità e la presa di parola nella piazza del 27″.

Perché è fondamentale scendere in piazza

Se la pandemia ha reso ancora più difficile la presa di parola delle soggettività marginalizzate, l’emergenza coronavirus non ha fatto che intensificare le linee di oppressione e le contraddizioni della nostra società. Lo abbiamo visto nel caso delle sex workers, escluse da qualsiasi forma di sostegno al reddito a causa della criminalizzazione. È risultato evidente con la regolarizzazione dei migranti, che ha subordinato ancora una volta i diritti alle necessità del mercato. Anche nell’ambito della salute stessa, la pandemia ha significato difficoltà di accesso alla salute per le persone trans e non binarie, così come per le persone con HIV. “Attraverso la pandemia – sottolinea Babs – ci siamo sempre più resi conto di chi viene lasciato fuori e come viene lasciato fuori in questi momenti emergenziali. Pensiamo alla necessità di ridefinire in ambito territoriale la questione della salute e di restituirla in parte alle stesse persone che in modo volontario se ne occupano. Saremo in piazza in solidarietà al movimento Black Lives Matter perché la questione del razzismo istituzionale e sistemico è per noi centrale, e lo è diventata sempre di più con la partecipazione di rifugiati e rifugiate lgbt alle nostre assemblee. Lottiamo per la riforma della legge 164 sulla transizione, per far sì che la transizione non sia più un processo di patologizzazione per i corpi delle persone trans e non binarie. Saremo in piazza per la decriminalizzazione del sex work. Saremo in piazza perché le vite queer, le vite nere, le vite frocie, le vite trans valgono e in continuità con la piazza del giorno prima di Non Una Di Meno anche noi insieme vogliamo dire che non vogliamo tornare alla normalità perché la normalità era già il problema”.

ASCOLTA LE PAROLE DI BABS:

Anna Uras