Nei giorni in cui soffia forte la propaganda dello “scontro di civiltà” e dello “scontro di religione” in seguito all’uso strumentale della vicenda che ha coinvolto Silvia Romano, “Liberi dentro – Eduradio per il carcere”, trasmissione in onda sulle nostre frequenze, si è occupata di un lavoro di ricerca che rappresenta una vera e propria boccata di ossigeno. Si tratta di “Viaggi intorno al mondo”, un progetto curato da Fabrizio Mandreoli e Giulia Cella dove un gruppo di ragazzi composto da cristiani, non credenti e musulmani, per un anno ha ricercato, studiato e si è confrontato incontrando le molte comunità di varie confessioni e di varie provenienze – italiane e straniere – presenti a Bologna.

Religioni e culture: il progetto “Viaggi intorno al mondo”

Il progetto “Viaggi intorno al mondo” – che è documentato in un libro pubblicato da editrice Zikkaron e in un film intitolato “I nostri”, di Marco Santarelli – è partito dalla domanda sulla qualità della vita di migranti di prima o seconda nella città di Bologna. “In particolare siamo partiti dall’esperienza fatta in diversi Paesi del mondo – spieta Mandreoli ai microfoni di Caterina Bombarda di ‘Liberi dentro’ – in cui si è percepito chiaramente che la dimensione religiosa e di riconoscimento in una comunità è una dimensione identitaria molto profonda”.
L’obiettivo era dunque quello di sondare come si relaziona l’esperienza della fede con la propria identità personale, con la propria identità comunitaria e come queste due identità si relazionano, in Italia, con un’identità più ampia, quella di essere in un Paese che ha altre storie ed altre culture.

Per sondare questa materia i promotori del progetto hanno scelto un gruppo di osservatori particolare, composto appunto da ragazzi e ragazze tra i 19 e i 29 anni di fede cristiana, musulmana e non credenti.
Uno dei primi nodi emersi ha riguardato il tema del linguaggio e l’uso delle parole. “È emerso il problema delle parole – osserva Mandreoli – cioè l’uso delle medesime parole ma con un significato profondamente diverso. Alcune parole hanno dentro un vissuto personale e culturale molto profondo, che un’altra cultura o persone appartenenti ad altri mondi fanno molta fatica a cogliere in maniera adeguata”.

All’interno del gruppo, inoltre, sono emerse concezioni del mondo differenti, che non attengono solo alla fede, ma anche il modo con cui l’uomo e la donna costruiscono se stessi e le proprie comunità. Questo è servito per svolgere una riflessione critica sulle radici ataviche delle differenze e dei conflitti. “A questo punto – sottolinea il curatore del progetto – abbiamo visto il bisogno che ha ogni tradizione religiosa e culturale di capire quello che dentro la propria tradizione è stato portatore di bene e di pace e ciò che invece ha avuto un effetto di violenza, aggressivo, un tratto proselitista. Sicuramente la conoscenza dell’altro, nella sua bellezza e complessità, è stata anche un’occasione unica di conoscenza di sé e delle contraddizioni della propria tradizione”.
Un lavoro ben diverso, insomma, a quello che molto spesso è il processo oppositivo di costruzione della propria identità.

La Bologna “underground”: decine di comunità religiose e culturali

Nella nostra città sono decine di migliaia le persone di origine straniera residenti, che rappresentano più di 150 nazionalità di tutto il mondo. Queste sono riunite attorno ad un grande numero di comunità. “Parliamo di decine di sale di preghiera del mondo islamico – racconta Mandreoli – decine di comunità pentecostali ed evangelicali, decine di comunità di fede cristiano-ortodossa, ma anche sikh e di altre religioni cosiddette orientali”.

Ciò che contraddistingue la presenza di queste comunità nella nostra città è la mutazione, l’evoluzione, il cambiamento. “Abbiamo scoperto una sorta di ‘Bologna underground’ fatta di comunità che si ritrovano per, detto in termini laici, cercare di dare un senso alla propria esistenza personale e collettiva. Una città ‘altra’ che appare appena si ha la voglia o l’esigenza di guardare un po’ più in profondità”, conclude il curatore del progetto.

ASCOLTA L’INTERVISTA A FABRIZIO MANDREOLI: