BOLOGNA JAZZ FESTIVAL: il pianista Eric Reed incontra il sax di Piero Odorici

protagonisti: Eric Reed

Eric Reed racconta : essendo nato subito dopo la caduta dell’azione del Civil Rights Movement, la mia visione del cosiddetto mondo Jazz è stata piuttosto romantica con le immagini del trambusto della 52a strada, delle band itineranti, degli scatti di Herman Leonard, della grafica iconica delle etichette discografiche progettato da Blue Note, Columbia e Impulse !, musicisti e cantanti placcati di moda. Non ero al corrente delle esperienze di razzismo, oppressione, brutalità della polizia, autodistruzione, gelosia, competizione, egotismo, inganno e megalomania all’interno della comunità, perché la mia unica esperienza era attraverso i registri. La mia immaginazione era utopica, ma la realtà era più vicina a distopica. Non avevo idea di cosa portasse Charlie Parker a così brillanti altezze, potevo solo frustrare meditare sul perché i sassofonisti contralto delle generazioni successive che contenevano solo una piccola parte delle abilità di Bird potevano in qualche modo diventare il nuovo paradigma … ahimè, QUESTA era la trappola !

“Proclamazione di relazioni razziali, consolazione, integrazione, verifica di rivelazioni, acclamazione, salvezza del mondo, vibrazioni, stimolazione, conferma della pace del mondo”.

Purtroppo, i poteri che gestiscono lo spettacolo. Se vuoi avere successo nell’industria musicale, devi giocare al loro gioco. Sul fronte artistico, sii te stesso, rispetta te stesso, fai la TUA cosa. Se ci sei dentro per fama e gloria, mi sento per te – ma non ti giudicherò. Ma, se hai qualcosa da dire, continua a dirlo più volte: qualcuno ti sentirà e avrai un impatto, forse non nella tua vita e nel modo in cui speri, ma non invano.

“Cominciamo a vivere le nostre vite, vivendo per il futuro paradiso”.

pensierino della sera …

La storia del jazz può essere detta in quattro parole:
Louis Armstrong, Charlie Parker.
(Miles Davis)