venerdi 1 novembre

Bologna Jazz Festival: Dave Douglas e Uri Caine per diversi strumenti ma con la stessa quintessenza del modernismo

programma:

DAVE DOUGLAS & URI CAINE DUO

Dave Douglas tromba; Uri Caine pianoforte

2 novembre, 21:30
Torrione Jazz Club, Ferrara

3 novembre, 13:00
Cantina Bentivoglio, Bologna

KOKOROKO

Sheila Maurice Grey tromba; Cassie Kinoshi sax alto; Richie Seivewright trombone; Oscar Jerome chitarra; Yohan Kebede tastiere; Ayo Salawu batteria; Onome Edgeworth percussioni

3 novembre, 21:30
Locomotiv Club, Bologna

PORTRAIT IN JAZZ – JAZZ INSIGHTS 2019

Dedicato a Bill Evans in occasione della donazione del pianoforte Steinway appartenuto a Marco di Marco

Un progetto di Emiliano Pintori – Guests Stefano Senni e Zeno De Rossi

2 novembre, 17:00
Museo Internazionale e Biblioteca della Musica, Bologna

i protagonisti:

Dave Douglas è un prolifico trombettista, compositore, educatore e imprenditore di New York City noto per l’ampiezza stilistica del suo lavoro e per mantenere attivi una serie diversificata di gruppi e progetti contemporaneamente.

I suoi contributi unici alla musica improvvisata hanno ottenuto un riconoscimento distinto, tra cui un Doris Duke Artist Award, una Guggenheim Fellowship, un premio Aaron Copland e due nomination al Grammy Award. La carriera di Douglas comprende oltre 50 registrazioni originali uniche come leader e oltre 500 opere pubblicate.
Come compositore, Douglas ha ricevuto commissioni da una varietà di organizzazioni tra cui la Trisha Brown Dance Company, il gruppo di musica contemporanea di Birmingham, il Norddeutscher Rundfunk, la Essen Philharmonie, la Library of Congress, la Stanford University e, più recentemente, il Monash Art Ensemble, che ha presentato la sua camera per la prima volta orchestra pezzo Fabliaux nel marzo 2014. Attualmente sta completando un nuovo lavoro per l’orchestra da camera Alarm Will Sound, che sarà presentato in anteprima a maggio 2019.

Douglas ha ricoperto diversi incarichi come educatore e programmatore. Dal 2002 al 2012 è stato direttore artistico del Workshop in Jazz and Creative Music presso il Banff Centre in Canada. È co-fondatore e presidente del Festival of New Trumpet Music, che ha celebrato il suo quindicesimo anniversario nel 2017. Attualmente è docente alla Mannes School of Music ed è Guest Coach per il Juilliard Jazz Composer’s Ensemble. Nel 2016 ha accettato un appuntamento di tre anni come Direttore artistico del Bergamo Jazz Festival.

Nel 2005 Douglas ha fondato Greenleaf Music, una compagnia ombrello per le sue registrazioni, spartiti, podcast, così come la musica di altri artisti nel moderno linguaggio jazz. Greenleaf Music ha prodotto oltre 70 uscite e celebrerà il suo quindicesimo anniversario nel 2020.

Dopo le esperienze Zadik di John Zorne, oggi Dave Douglas ama esplorare in diversi versanti sia dell’avanguardia che della tradizione passando, grazie alla sua notevolissima capacità di composizione ed esecuzione, da situazioni alla new Orleans fino alle free form della new thing

Figlio di Burton Caine, professore alla Temple Law School, Caine iniziò a suonare il piano asette anni e studiò con il pianista jazz francese Bernard Peiffer a 12 anni. Successivamente si perfenionò all’Università della Pennsylvania, dove venne sotto la guida di George Crumb. Ha anche acquisito una maggiore familiarità con la musica classica in questo periodo e ha lavorato nei club di Philadelphia.

Caine ha suonato professionalmente dopo il 1981, e nel 1985 ha fatto il suo debutto discografico con la band Rochester-Gerald Veasley. Negli anni ’80 si è trasferito a New York City, dove continua a vivere. Il suo debutto come solista discografico risale al 1992. Appare anche su un album klezmer (Don Byron Plays the Music of Mickey Katz, 1993) e altre registrazioni con i musicisti jazz moderni Don Byron e Dave Douglas, tra molti altri. A seguire Caine ha registrato 16 album prevalentemente classici. Il suo tributo jazz del 1997 a Gustav Mahler ricevette un premio dalla Società tedesca Mahler. Caine ha anche rielaborato le Variazioni Goldberg di Bach, le Variazioni di Diabelli di Beethoven, così come le musiche di Wagner, Schumann e Mozart. Nel 2009, Caine è stato nominato per un Grammy nella categoria di Miglior Album Classico Crossover per il suo lavoro “The Othello Syndrome”, rivisitando l’opera verdiana Otello come un brano moderno con il cantante soul Bunny Sigler.

Il duo Douglas/Caine promette ironia, classe e grande tecnica in una scorribanda sonora  per due musicisti ricchi di raffinata intellettualità e capacità emozionale.

 KOKOROKO è un gruppo composto da otto elementi, guidati da Sheila Maurice-Grey e che paga devozione alla tradizoine dell’afro-beat a partire dal supermito Fela Kuti, ma che in generale volge lo sguardo a quel contesto multiculturale che è l’Africa occidentale.

Il gruppo era stato “presentato”, diciamo così, l’anno scorso su una pubblicazione della label Brownswood Recordings, una compilation intitolata “We Out Here” e dove tra gli altri musicisti selezionati compare anche proprio Shabaka Hutchings. Questo EP (omonimo, “KOKOROKO” in lingua “orobo”, una tribù nigeriana, significa “essere forti”) di quella pubblicazione è il seguito naturale e che in sole quattro tracce (ma comunque per una durata complessiva superiore ai venti minuti) mostra la grande ecletticità di questo gruppo. Il sound è caldo e tipicamente afro-beat sin dalla prima traccia, il groove irresistibile di “Adwa”, chiaro riferimento alla città etiope, che lascia spazio anche alle capacità tecniche e a quella componente “istrionica” dei componenti del gruppo. “Ti-de” è un pezzo che ha un accento più occidentale e inserisce dimensioni di jazz tradizionale nel contesto africano, ricreando atmosfere fortemente evocative; “Uman” esalta la sezione di fiati, mentre la conclusiva “Abusey Junction” (il pezzo già inserito nella su citata compilation della Bronswood) ci cala letteralmente nei tramonti del Gambia, usati come fonte di ispirazione nella scrittura del pezzo da parte del chitarrista Oscar Jerome. La ricca dormazione è composta da Sheila Maurice Grey, tromba; Cassie Kinoshi, sax alto; Richie Seivewright, trombone; Oscar Jerome, chitarra; Yohan Kebede, tastiere; Ayo Salawu batteria; Onome Edgeworth, percussioni

 KOKOROKO è un gruppo composto da otto elementi, guidati da Sheila Maurice-Grey e che paga devozione alla tradizoine dell’afro-beat a partire dal supermito Fela Kuti, ma che in generale volge lo sguardo a quel contesto multiculturale che è l’Africa occidentale.

Il gruppo era stato “presentato”, diciamo così, l’anno scorso su una pubblicazione della label Brownswood Recordings, una compilation intitolata “We Out Here” e dove tra gli altri musicisti selezionati compare anche proprio Shabaka Hutchings. Questo EP (omonimo, “KOKOROKO” in lingua “orobo”, una tribù nigeriana, significa “essere forti”) di quella pubblicazione è il seguito naturale e che in sole quattro tracce (ma comunque per una durata complessiva superiore ai venti minuti) mostra la grande ecletticità di questo gruppo. Il sound è caldo e tipicamente afro-beat sin dalla prima traccia, il groove irresistibile di “Adwa”, chiaro riferimento alla città etiope, che lascia spazio anche alle capacità tecniche e a quella componente “istrionica” dei componenti del gruppo. “Ti-de” è un pezzo che ha un accento più occidentale e inserisce dimensioni di jazz tradizionale nel contesto africano, ricreando atmosfere fortemente evocative; “Uman” esalta la sezione di fiati, mentre la conclusiva “Abusey Junction” (il pezzo già inserito nella su citata compilation della Bronswood) ci cala letteralmente nei tramonti del Gambia, usati come fonte di ispirazione nella scrittura del pezzo da parte del chitarrista Oscar Jerome.

il pensierino della sera …

“C’è più cattiva musica nel jazz che in qualsiasi altro genere. Forse è perché il pubblico non capisce realmente cosa sta succedendo.”
PAT METHENY