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Dal 28 ottobre al 22 novembre: tanti grandi artisti, tante conferme, tanta classe…quest’ anno (finalmente) con quel tocco di “Groove” in più. 

Un’edizione nuova, la nona, ed è sempre grandissima musica.
Un festival che continua a essere ampio, con il suo mese di concerti e incontri, ma che al contempo cresce come contenuti sia musicali che artistici.
Le location pure aumentano, dopo le conferme nei teatri, tra Teatro Manzoni, Arena del Sole, Teatro Duse, si aggiunge l’Unipol Auditorium. Ovviamente presenti i due club, ormai case del Jazz ambientato a Bologna, Cantina Bentivoglio e Bravo Café.
Si conferma il gemellaggio con Ferrara, tra il Teatro Abbado e il prestigioso Torrione Jazz Club, la meravigliosa capitale estense sarà parte integrante del programma del festival.
Che dire, veniamo agli artisti e finalmente…(con tutto il rispetto per gli appassionati) non si è parlato di “etno jazz” o “contaminazioni world” decisamente inflazionate, ma allo stesso tempo, il Festval riesce a dar voce a variegate sfumature di Jazz
Per esempio: la vocalist Jazz, Dee Dee Bridgewater, il chitarrista esploratore Bill Frisell, il trio dal “Groove bianco”, Medeski Martin & Woods assieme a John Scofield.
Passeremo a Ferrara per ascoltare, il concerto di Piano solo, di Hiromi, talento naturale di origine nipponica, già collaboratrice con Chick Corea e Stanley Clarke, al Teatro Abbado, dove potremo ascoltare e godere delle vellutate note del duo: Kenny Baron, Dave Holland.
Grandi sorprese nei tre Club coinvolti, oltre a musicisti come John Abercombie, John Taylor, avremo quello che per me sarà una vera e bellissima sorpresa nel festival, finalmente, un’attenzione al cosiddetto “Groove”, troppo trascurato e poco menzionato (forse perché troppo bello…), quella vibrazione che si ripete a volte con sapore Soul a volte con energia Funky, e che ritorna ogni volta e lo fa in maniera sempre diversa.
Forse per la prima volta si parla di “Groove” a un Bologna Jazz Festival e dalle parole arrivano i fatti, quanto mai concreti: al Bravo Caffè arriva Lou Donaldson, sì proprio lui, uno fra i contraltisti più grandi di sempre, classe 1926 che negli anni ’60 porta un “protofunk” nelle sue sonorità di ispirazione “Parkeriana”, un precursore del Soul Jazz, un gigante della grande Black Music.
Andiamo avanti e troviamo sempre al Bravo Caffè, Fred Wesley il trombone del Funky di James Brown alla guida dei nuovi JB horns.
Fra le innovazioni, il NuSoul di Robert Glasper tra hip hop ed elettronica… Insomma finalmente Jazz & Black Groove…che sia di buon auspicio per un festival pieno di contenuti importanti.
Si prosegue con il progetto didattico “Massimo Mutti”, John Taylor sarà coordinatore della Bologna Conservatoire Big Band, all’Oratorio San Filippo Neri, la novità della collaborazione con la Cineteca di Bologna e la proiezione al Cinema Lumiere del film: Charles Lloyd: Arrows into infinity, presenti alla proiezione lo stesso Charles Lloyd e la regista Dorothy Darr, il 13 novembre alle 22.00.
Incontri, lezioni musicali “Jazz insights” a cura di Emiliano Pintori, ripercorrendo le vite di Cab Calloway, Cole Porter, Ray Charles, John Coltrane, in collaborazione con il museo internazionale e biblioteca della musica.
Ricchissimo di eventi, musica, grandi personaggi e novità, le note “jazzy” si avvicinano a Bologna che per un mese sarà la “copertina” di un gigantesco e affascinante 33 giri di grande musica Jazz. Buon ascolto.

Ascolta l’intervista al presidente del festival, Federico Mutti