Home ATTUALITA' E POLITICA Bloccare gli sfratti è un pelino più urgente di chiudere i parchi

Bloccare gli sfratti è un pelino più urgente di chiudere i parchi

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Mentre sui social i bolognesi si dividevano sull’ordinanza del sindaco Virginio Merola, che ha disposto la chiusura di 32 parchi cittadini per evitare gli assembramenti di persone in ossequio alle misure di contrasto al coronavirus, c’è una richiesta pressante, che va nella stessa direzione di tutela della salute pubblica, che resta inevasa dalle istituzioni: il blocco degli sfratti.
Lo stanno chiedendo a gran voce i sindacati degli inquilini, ma anche altre realtà associative cittadine, forti anche dei provvedimenti analoghi adottati in altre città.

Sfratti: l’appello per bloccarli

Il comitato Pensare Urbano, Unione degli Inquilini, Arci, RitmoLento, Link, Rigenerazione No Speculazione, Làbas, Co-housing Porto 15, Hayat, Casa del Popolo 20pietre, Planimetrie Culturali, Gli Asini e Coalizione Civica hanno lanciato un appello alla Prefettura e al Comune affinché si fermi l’esecuzione degli sfratti con la forza pubblica in virtù dell’emergenza sanitaria in atto.
“Le tante misure attuate dal Governo, fino ad ora, non prevedono nessun tipo di sospensione delle esecuzioni di sfratto da parte degli ufficiali giudiziari”, osserva ai nostri microfoni Fabio D’Alfonso di Pensare Urbano.

Eppure, importanti città italiane, come Torino, Milano, Firenze e Mantova, hanno già disposto lo stop agli sfratti.
“Abbiamo scritto alle istituzioni, ma finora non ci hanno dato risposta – riferisce l’attivista – Capiamo che siano impegnati nella gestione di questa emergenza. Però crediamo sia un atto dovuto sospendere le esecuzioni di sfratto a Bologna”.
Tra il capoluogo e il resto della Città Metropolitana, secondo i dati, ogni giorno vengono eseguiti tre sfratti. Allargando lo sguardo, ogni giorno in Italia vengono emessi ben 153 nuovi sfratti per morosità ad opera degli ufficiali giudiziari successiva a sentenze già definitive.

“Ci dicono di stare a casa – continua D’Alfonso – ma c’è chi una casa non ce l’ha o chi rischia di perderla a breve perché magari ha perso il lavoro e non riesce più a pagare l’affitto”.
Lungo lo stivale si stima che siano più di 50mila i senza fissa dimora ed incrementarne il numero in questo momento significa esporre più persone al rischio di contagio.
Per questo motivo gli appellanti chiedano che le istituzioni bolognesi arrivino alla decisione ufficiale della sospensione.

ASCOLTA L’INTERVISTA A FABIO D’ALFONSO: