Il 25 novembre si celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. È stata l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a scegliere questa data come momento di riflessione sul dramma della violenza subita da parte di tantissime donne, tra le mura domestiche e non.

Durante questa settimana, Radio Città Fujiko realizzerà numerosi speciali dedicati non solo al tema della violenza di genere, ma in generale alla condizione di disuguaglianza e discriminazione che le donne ancora vivono nella società e che si è acuita durante la pandemia.

La programmazione settimanale completa la trovate qui, oppure potete ascoltarla nel podcast in fondo alla pagina.

Canzoni contro la violenza di genere

Anche il mondo della musica, a più riprese, ha trattato l’argomento. C’è chi ricorre a un linguaggio crudo, chi a metafore, chi racconta storie tragiche che finiscono nel sangue, chi quelle storie le narra dal punto di vista della vittima, chi da quello del carnefice, chi confida vicende autobiografiche. Una carrellata di versi e note su un fenomeno purtroppo molto diffuso: secondo i dati Istat risalenti al 2015, ma rielaborati quest’anno, in Italia 6 milioni e 788 mila donne tra i 16 e i 70 anni hanno subito una qualche forma di violenza fisica o sessuale nel corso della loro vita, praticamente una su tre.

Carmen Consoli, Gianna Nannini, Luca Barbarossa, Ermal Meta, Alex Britti, Nada sono solo alcuni degli artisti italiani che hanno dedicato una canzone alle donne stalkerate, picchiate, seviziate, stuprate.

Tra gli stranieri, band e songwriter come Aerosmith, Ibeyi, Nirvana, Florence + The Machine, Tori Amos, Fiona Apple, Tracy Chapman.

Qua sotto abbiamo selezionato alcune delle tante canzoni che affrontano il tema della violenza sulle donne e che sono state trasmesse durante la puntata di Fujiko Factory che è andata in onda ieri.

Playlist di canzoni contro la violenza di genere:

  • “Till it happens to you – Lady Gaga
  • “Gesù Cristo sono io” – Levante
  • “Mai per amore” – Gianna Nannini
  • “Donna” – Mia Martini
  • “Gli uomini non cambiano” – Mia Martini
  • “L’amore rubato” – Luca Barbarossa
  • “Vietato morire” – Ermal Meta
  • “La signora del quinto piano” – Carmen Consoli
  • “Shoot” – Sonic Youth
  • “Uomini contro” – Ensi
  • “Senza appartenere” – Nina Zilli
  • “Colpo di pistola” – Brunori Sas

Il punto di vista della cultura hip hop

Da sempre la cultura rap ha una forte tendenza sessista e misogina, adoperando un linguaggio che giustifica e normalizza l’oggettivazione del corpo femminile. I rapper, chiamati a spiegare cosa non va nella loro poetica, vedono di salvarsi sempre chiamando in causa lo storytelling: “Non facciamo gl’ipocriti, la gente al bar parla così”. Questa non è una giustificazione accettabile perché, a volte, ciò che scrivi e canti è esattamente ciò che entra in testa al tuo target di riferimento.

Anche la musica, in particolare quella che fa parte della cultura hip hop, ha il potere di poter far sentire il proprio pensiero e di poter lanciare messaggi davvero importanti al mondo circostante. Una cosa non da poco e non da sottovalutare.

A tal proposito il rapper Ensi dice: “Ho sempre visto l’hip-hop come un mezzo e ho sempre pensato che non utilizzare questo mezzo così forte per dire la propria su certi argomenti sia quanto meno uno spreco. Chi conosce la mia discografia sa che questa filosofia mi accompagna dal giorno uno. Penso che la violenza sulle donne sia davvero un problema degli uomini.”

Non è l’unico ad esporsi, infatti come lui anche altri rapper hanno mostrato solidarietà verso la causa femminista mostrando tutt’oggi sostegno attraverso i loro brani. C’è anche chi, come Mudimbi, si è fatto un esame di coscienza ponendosi molte domande sui temi trattati in passato nei suoi testi e mettendo in atto un’evoluzione, una crescita.

Bisogna dire basta, anche con la poesia

In piedi, Signori, davanti ad una Donna (William Shakespeare)

Per tutte le violenze consumate su di Lei,
per tutte le umiliazioni che ha subito,
per il suo corpo che avete sfruttato,
per la sua intelligenza che avete calpestato,
per l'ignoranza in cui l'avete lasciata,
per la libertà che le avete negato,
per la bocca che le avete tappato,
per le ali che le avete tagliato,
per tutto questo:
in piedi, Signori, davanti ad una Donna.
 
E non bastasse questo, inchinatevi ogni volta che vi guarda l'anima,
perché Lei la sa vedere,
perché Lei sa farla cantare.
In piedi, Signori, ogni volta che vi accarezza una mano,
ogni volta che vi asciuga le lacrime come foste i suoi figli,
e quando vi aspetta, anche se Lei vorrebbe correre.
 
In piedi, sempre in piedi, miei Signori,
quando entra nella stanza e suona l'amore
e quando vi nasconde il dolore e la solitudine
e il bisogno terribile di essere amata.
Non provate ad allungare la vostra mano per aiutarla
quando Lei crolla sotto il peso del mondo
 
Non ha bisogno della vostra compassione.
 
Ha bisogno che voi vi sediate in terra vicino a Lei
e che aspettiate che il cuore calmi il battito, che la paura scompaia,
che tutto il mondo riprenda a girare tranquillo.
E sarà sempre Lei ad alzarsi per prima
e a darvi la mano per tirarvi su
in modo da avvicinarvi al cielo,
in quel cielo alto dove la sua anima vive
e da dove,
Signori,
non la strapperete mai.

A tutte le donne (Alda Merini)

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore.

“Dovremmo essere tutti femministi”

“Dovremmo essere tutti femministi” è la versione rivista di un intervento tenuto al TED nel dicembre del 2012 da Chimamanda Ngozi Adichie, con l’intento di scuotere e ispirare un pubblico.

Analizza come gli stereotipi limitano e plasmano il nostro modo di pensare, e fa l’esempio di come la parola “femminista” e il femminismo stesso siano altrettanto limitate dagli stereotipi. Chimamanda Ngozi Adichie deciso di parlare del femminismo perché è una cosa che la tocca da vicino, anche se ha il timore che sia un tema popolare, ma è tanta la volontà di avviare un confronto necessario per sognare e progettare un mondo diverso e che possa essere più giusto per tutti.

“Dobbiamo cambiare quello che insegniamo alle nostre figlie (…) e ai nostri figli”

Gli stereotipi ci sono e condizionano la nostra quotidianità e le nostre scelte di vita in ambito lavorativo e relazionale. Ricerchiamo tutti la “conformità” o quella che viene definita tale dalla nostra società, e rimaniamo incastrati dalle gabbie di stereotipi intessute in ogni nostra azione. Bisogna insegnare ai bambini e alle bambine il valore della diversità, e non dobbiamo crescerli con questi preconcetti. Solo così possiamo progettare un mondo diverso, dove tutti, uomini e donne, possono sentirsi accettati per quello che sono realmente, e non per quello che la nostra società ci impone di essere. Non siamo marionette attaccate ai fili del maschile e del femminile, ognuno di noi ha la propria personalità, i propri gusti e modi di essere, e in questo non può esserci giusto o sbagliato.

La normalità dovrebbe essere proprio questa, la libertà di essere chi siamo.

ASCOLTA LA PUNTATA DI FUJIKO FACTORY DEL 23 NOVEMBRE: