La fine del lockdown non ha rappresentato un ritorno alla normalità e molti casi stanno emergendo in questi giorni. Dal focolaio alla Bartolini alle lavoratrici delle pulizie e delle mense che non percepiscono lo stipendio da marzo, fino al prefigurato boom di abbandoni del mercato di lavoro delle donne per l’impossibilità di conciliare la produzione col lavoro di cura.
Un altro settore che si trova in grande difficoltà è rappresentato dalle biblioteche comunali, che hanno riaperto a singhiozzo, con servizi ridotti, e i cui lavoratori rischiano di non vedersi rinnovato il contratto.

Biblioteche Bologna, la situazione dopo il lockdown

Le lavoratrici e i lavoratori in appalto di Sala Borsa e delle altre biblioteche comunali bolognesi sono in allarme. Dopo la riapertura del 18 maggio questi addetti, legati alla coop Working, lavorano ancora oggi “non più del 30-45% delle proprie ore” di attività. E ci sono forti timori del sindacato sul nuovo appalto, vista la riduzione dei servizi bibliotecari dovuta alle norme anti-Covid. Per questo Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, rappresentati rispettivamente da Alessandro Fabbri, Elisabetta Reggiani e Federica Maccono, chiedono un incontro al Comune di Bologna.

I sindacati parlano di un servizio “assolutamente ridotto, a singhiozzo e diversificato da struttura a struttura” per quanto riguarda le biblioteche comunali, nonostante la domanda degli utenti. Con conseguenze economiche pesanti sugli addetti. “Durante il lockdown queste lavoratrici e questi lavoratori, spesso con contratti precari di poche ore contrattuali settimanali e retribuzioni mensili che non superano i mille euro, e nonostante ciò affitti da pagare, spese giornaliere e carichi familiari – osservano i sindacati – hanno già vissuto sulla propria pelle le difficoltà e le restrizioni di quasi tre mesi di totale chiusura e di ammortizzatori sociali”. Ancora oggi i bibliotecari di Sala Borsa e delle altre biblioteche municipali lavorano per meno di metà delle ore “e la situazione sarà ancora più critica già da questo mese e in quelli a venire quando, senza una seria riapertura, diventerà attuale il rischio per la cooperativa datrice di lavoro di dover ricorrere agli ammortizzatori sociali ordinari”.

In aggiunta c’è la preoccupazione per l’imminente scadenza dell’appalto di fine anno, per cui le lavoratrici e i lavoratori dell’appalto ancora oggi non hanno certezze sulle conseguenze che la ‘crisi’ e il superamento dell’Istituzione Biblioteche porterà sul rinnovo dell’appalto e, di conseguenza, dei loro rapporti di lavoro.

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