Negli ultimi anni i Comuni sono stati messi con le spalle al muro dai vincoli di Bilancio e dalle normative adottate da diversi governi in ossequio ai dettati europei. Restrizioni che non erano giustificate dai dati, dal momento che i Comuni contribuiscono al debito pubblico nella misura dell’1,8%.
I limiti imposti agli Enti Locali, però, li hanno costretti sempre più a maturare una dipendenza dalla finanza, al punto che oggi molti sembrano quasi ricoprire più il ruolo di esecutori finanziari che quello a favore della collettività.

Per questi motivi Attac Italia ha lanciato una campagna che è finalizzata alla presentazione di due leggi di iniziativa popolare che hanno esattamente il compito di restituire ai Comuni la loro funzione pubblica a favore dei cittadini e di correggere quei meccanismi che invece stimolano i processi attuali – ad esempio attraverso il ruolo di Cassa Depositi e Prestiti – che spesso si traducono nella svendita del patrimonio pubblico e dei beni comuni.

Beni comuni: la campagna di Attac

La campagna “Riprendiamoci il Comune” è un percorso lanciato da Attac Italia che nasce dalle riflessioni fatte negli ultimi anni proprio su come i vincoli messi in campo dai governi negli ultimi 20 anni avessero come obiettivo quello di penalizzare gli enti locali e di sovvertire il ruolo dei comuni.
“Evidentemente le enormi masse di denaro accumulate sui mercati finanziari in questi ultimi decenni hanno necessità di essere investite in settori che non possono essere più la produzione di beni e di merci perché sono saturi – ha spiegato ai nostri microfoni Marco Bersani, coordinatore nazionale di Attac – e devono indirizzarsi a mettere sul mercato tutta quella parte di servizi, beni comuni e diritti che finora erano o esclusi dal mercato o pubblicamente regolati con normative nazionali”.

In questa chiave, la parola “comune” ha un duplice significato: riprendersi il comune (“oltre il pubblico e il privato, la ricchezza collettiva dei risparmi”) e riappropriarsi del Comune come ente locale autogovernato in forma partecipativa. In altre parole, restituite agli Enti Locali il ruolo di “garante della democrazia di prossimità e dei diritti fondamentali”, che oggi pare essere abdicato in favore di un ruolo di “facilitatore della penetrazione degli interessi finanziari dentro le comunità territoriali”.

Le proposte di legge di iniziativa popolare

La campagna di Attac si concretizza in due proposte di legge di iniziativa popolare. La prima consiste in una riforma della finanza degli Enti Locali attraverso una gestione autonoma, trasparente e partecipativa del bilancio. Compito imprescindibile di questi è l’indagine rispetto alla propria comunità di riferimento dei bisogni sociali non ancora soddisfatti, la riconversione della produzione e del territorio in senso ecologico e l’individuazione e risoluzione delle disuguaglianze di genere. “La priorità degli enti locali è quello di garantire i diritti fondamentali di una comunità – osserva Bersani – quindi prima di analizzare qualsiasi tipo di pareggio di bilancio o di patto di stabilità finanziaria occorre cominciare a parlare di pareggio di bilancio sociale, ecologico e di genere”.

La seconda proposta di legge è la socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), che dal 1850 al 2003, come ente pubblico, ha utilizzato i risparmi postali dei cittadini per finanziare gli investimenti dei Comuni a tassi agevolati. “Questo meccanismo ha consentito nel nostro paese di avere una sorta di stato sociale”, osserva il coordinatore di Attac.
Il meccanismo si è inceppato nel 2003, quando Cdp è entrata all’interno dei processi di privatizzazione dei sistemi bancari finanziari portati avanti a livello globale. La società si è trasformata in spa, al suo interno sono entrate fondazioni bancarie e oggi incarna un paradosso agghiacciante: “i cittadini risparmiano soldi che finiscono a Cassa Depositi e Prestiti che invece di favorire opere pubbliche o di interesse generale prodotte nei territori, espropriano i cittadini da quello che loro appartiene”, favorendo la vendita di patrimonio pubblico, la privatizzazione dei servizi pubblici locali e le fusioni dei servizi pubblici in grandi multiutility.

Il risultato di questi processi è oltretutto contrario ai propositi di equilibrio finanziario che i vincoli di bilancio vorrebbero. In questi anni, infatti, sono aumentati i Comuni in dissesto o pre-dissesto finanziario ed è aumentato anche il forte indebitamento degli enti locali, che non hanno più alcuna garanzia di prestiti a tassi agevolati per opere di interesse generale.
Nella riforma proposta da Attac per Cdp è prevista la restituzione al Ministero dell’Economia di “tutte le partecipazioni che al momento ha in società”, la riduzione di attività e il ritorno della spa a soggetto pubblico, oltre al suo decentramento.

L’associazione immagina un Comune che “fa decidere alla comunità di abitanti quali sono le opere più importanti da mettere in campo, attraverso un percorso partecipativo”. I cittadini tramite i loro risparmi, consegnati a Cdp, finanziano le opere che hanno deciso collettivamente. Questo processo, oltre a togliere i Comuni dal mercato speculativo finanziario, “favorirebbe la coesione sociale e un controllo popolare”.
Le due proposte di legge, in definitiva, vogliono porre una forte conflittualità all’interno di tutto il sistema politico e finanziario. “Gli enti locali devono smettere di essere l’ultimo facilitatore delle politiche liberiste sul territorio e devono diventare luogo di resistenza alle stesse”, sottolinea Bersani.

Il percorso della campagna

Il percorso di “Riprendiamoci il Comune” è ancora lungo e prevede mesi di confronti e creazione di reti con movimenti, realtà sociali e sindacali per creare una “massa critica reale che permetta una vera campagna”.
In particolare, gli incontri di Attac per costruire questa rete proseguiranno fino a luglio, momento nel quale si verificherà il lavoro svolto.
Qualora la rete risulti sufficiente, a settembre si partirà con la raccolta delle firme per la presentazione delle leggi di iniziativa popolare. Altrimenti occorrerà elaborare nuove strategie.

ASCOLTA L’INTERVISTA A MARCO BERSANI: