Dopo il ricorso di insegnanti, genitori e Scuola e Costituzione contro la delibera del Consiglio di Istituto che autorizza la benedizione pasquale nelle scuole dell’Ic20, la dirigenza, in accordo con la parrocchia, conta di scampare la pronuncia del Tar anticipando il rito.

Sta assumendo toni grotteschi la vicenda delle benedizioni pasquali nelle scuole dell’Ic20.
Dopo la richiesta della parrocchia di poter svolgere il rito cattolico, l’avvallo del Consiglio di Istituto attraverso una delibera e il ricorso al Tar di un gruppo di insegnanti e genitori, appoggiati da Scuola e Costituzione, che rivendicano la laicità della scuola e considerano il rito “divisivo”, ora si apprende che la dirigenza scolastica starebbe velocizzando i tempi, in accordo con la parrocchia, per effettuare l’aspersione di acqua santa prima che il tribunale amministrativo si pronunci, anche solo con una sospensiva.

La contesa tra laici e cattolici sul rito religioso, dunque, continua ed assume toni sempre più accesi.
“Chi era presente al consiglio parla di toni molto duri, addirittura di male parole, della non concessione del diritto di parola ad un’insegnante, rea di esser parte di un consiglio interclasse che si è opposto alla precedente delibera”, lamenta in una nota Simone Gimona, segretario bolognese di Rifondazione Comunista, che punta il dito contro il Partito Democratico, rappresentato da Giovanni Prodi (nipote di Romano) e da Daniela Turci (consigliera comunale Pd) che guidano l’Istituto Scolastico.

Sulla vicenda delle benedizioni pasquali sembrano quindi riproporsi l’acredine e il dissapore che si erano manifestati in occasione del referendum contro i finanziamenti alle scuole private, proposto e vinto dal Comitato Articolo 33 e osteggiato da Partito Democratico, mondo cattolico e centrodestra.

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