Sono passati quattro anni e mezzo da quando è stato ucciso il ricercatore italiano Giulio Regeni e l’Italia e la sua famiglia non hanno ancora avuto né verità, né giustizia. Sono passati quattro mesi da quando lo studente dell’Università di Bologna Patrick Zaki è stato arrestato in Egitto e ancora non è stato rilasciato né è stato formalizzato un capo di accusa o imbastito un processo. Eppure il governo italiano stipula contratti miliardari (si parla di una cifra tra i 9 e gli 11 miliardi) per la fornitura di armi all’Egitto.

Armi ai dittatori: la protesta bolognese

Oltre alla petizione della Rete Italiana per il Disarmo, a protestare contro la decisione italiana, al grido di “Basta armi ai dittatori! Rivogliamo Patrick in città” saranno anche Saperi Naviganti e Làbas, che nella città in cui Patrick studiava scenderanno in piazza domani pomeriggio alle 17.00.
“Da oltre due mesi non si hanno notizie certe sullo stato di salute di Patrick”, sottolinea ai nostri microfoni Claudia Spagnulo, una delle organizzatrici della manifestazione.

“Venerdì 12 scendiamo in piazza per ribadire che rivogliamo Patrick con noi in città e denunciamo ogni accordo tra lo Stato italiano e il regime fino a quando non rilascerà il nostro compagno di studi e cesserà di fare morire di stenti e torture oppositori politici come Shady Abash (deceduto il 2 maggio nello stesso carcere in cui si trova Patrick) – scrivono Saperi Naviganti e Làbas – Non possiamo permettere che “il contratto del secolo” venga portato a termine; la stessa maggioranza parlamentare è divisa su questo punto, l’accordo non è ancora concluso, scendiamo in piazza come cittadinanza, facciamoci vedere e sentire, riportiamo Patrick da noi!”.

La protesta bolognese si concentrerà anche sulla vicenda del cartellone con il disegno di Gianluca Costantini affisso in piazza Maggiore. In un luogo simbolico e centralissimo della città, l’immagine di Patrick con la richiesta di un suo rilascio è rimasto solo una settimana, sostituito con la pubblicità di una banca.
“Chiederemo che venga riaffisso – osserva l’attivista – per ridare dignità a Patrick”.

ASCOLTA L’INTERVISTA A CLAUDIA SPAGNULO: