Sono saliti a 118 i casi conclamati di contagio da Covid-19 all’interno del magazzino della Bartolini a Bologna e nonostante questo le autorità sanitarie non hanno proceduto alla chiusura. Ma i contagi si stanno diffondendo a macchia d’olio, sia nei centri di accoglienza dove risiedono alcuni dei lavoratori, come nel caso del Cas Mattei, sia in altre aziende della logistica.
Per questa ragione il sindacato Si Cobas questa mattina è in piazza Maggiore, per chiedere un incontro alla giunta “che non riguarda solo i contagi, ma anche le condizioni di sfruttamento e la questione dei subappalti”, osserva ai nostri microfoni Simone Carpeggiani, coordinatore bolognese del sindacato.

Bartolini e le altre aziende della logistica: i focolai

“Sono saliti a 118 i contagi tra i lavoratori Brt delle Roveri, e altri casi sono stati individuati negli impianti Sda, Tnt, Dhl, Palletways e Ctl“, denuncia il sindacato autonomo, mentre sono 130 i lavoratori che in Bartolini, al cambio turno, condividono gli spogliatoi e alle 19.30 la mensa. “I bagni sono in totale 10, utilizzati anche dai corrieri e dagli oltre 30 lavoratori delle agenzie interinali, che cambiano di giorno in giorno. Dopo i primi casi è solo il Si Cobas a fermarsi in due scioperi, a chiedere fin dal 15 giugno interventi drastici, come la chiusura, all’Azienda, alle Ausl e alla Prefettura, senza esito alcuno”, ricorda il sindacato.

La decisione delle autorità sanitarie di non chiudere il magazzino della Bartolini viene quindi definita “folle” da Carpeggiani, che sottolinea come le autorità sanitarie non siano presenti sul territorio per verificare l’effettivo rispetto delle misure di sicurezza, ma concordino i sopralluoghi con l’azienda. “È chiaro che se io ti dico che vengo il giorno dopo – continua il coordinatore dei Si Cobas – tu fai trovare tutto in ordine”. La sensazione, dunque, è che le misure di contrasto al Covid-19 in vigore in questo periodo servano a poco nel proposito dichiarato di contrastare la diffusione dell’epidemia, ma siano funzionali alla ripartenza dell’economia.

Di qui il presidio di questa mattina in piazza Maggiore per chiedere “un incontro urgente con la giunta comunale perché, ascoltando lavoratori, responsabili per la sicurezza e sindacato, senza più titubanze, i luoghi in cui non sia garantita la sicurezza di chi lavora vengano chiusi, sanificati e riorganizzati non in funzione del profitto ma della salute”. L’assessore comunale al Lavoro, Marco Lombardo, ha già dato disponibilità ad un incontro, fa sapere lo stesso sindacato.

Per il coordinatore dei Si Cobas, però, non si tratta solo della Bartolini o della mera questione legata alla salute. “La situazione si sta espandendo in altri magazzini, in alcune aziende, dopo due casi, stanno effettuando tutti i test e 40 lavoratori sono in quarantena – osserva il sindacalista – Però il problema è generale, di condizioni di lavoro, di sfruttamento nei magazzini, di subappalti su subappalti. Ci sono gli interinali che si spostano di magazzino in magazzino, con il rischio di diffondere l’epidemia, ci sono i centri di accoglienza dove le agenzie interinali vanno e raccolgono i migranti come fossero pecore”. Insomma, una questione che è anche sociale.

ASCOLTA L’INTERVISTA A SIMONE CARPEGGIANI: