Il Comune rompe le trattative per una nuova sede perché il collettivo ha occupato. Increduli i ragazzi di via San Petronio Vecchio, che chiedono all’Amministrazione di ripensarci.

Sabato scorso i ragazzi del Bartleby hanno appreso dai giornali la volontà dell’Amministrazione comunale di troncare le trattative, che si erano aperte in ottobre, per trovare entro Natale un nuovo spazio per il collettivo. La convenzione con l’Alma Mater Studiorum, che assegnava a Bartleby l’attuale sede in via San Petronio Vecchio, è infatti scaduta lo scorso 30 settembre e da parte dell’Università non c’è la volontà di rinnovarla.

Ad affrontare l’argomento sono stati, venerdì scorso, l’Assessore Matteo Lepore e il suo collega dell’Assessorato alla Cultura, Alberto Ronchi, che ha spiegato così il dietro front dell’amministrazione: “Hanno deciso di occupare, a questo punto la trattativa è chiusa”.
I ragazzi di Bartleby si dichiarano “stupiti, perplessi, a tratti increduli”, per il passo indietro fatto dall’Amministrazione comunale, la stessa amministrazione, che poco più di un mese fa aveva deciso di aprire un tavolo con il collettivo, riconoscendo “il valore sociale della sua proposta artistica e culturale”.

A dare sostegno al collettivo, di fronte alla minaccia di chiusura dello scorso settembre, erano stati in tanti: “Gli scrittori e intellettuali bolognesi e non, passati dallo spazio di Via S.Petronio Vecchio (e dalla vecchia sede di Via Capo di Lucca), esponenti della società civile, diversi docenti universitari e ricercatori, le associazioni, gli altri spazi sociali, rappresentanti della Cgil e anche diversi consiglieri comunali avevano sottoscritto l’appello dello scorso Settembre”, spiega Michele Barbolini, portavoce di Bartleby.

Nessuna comunicazione ufficiale del Comune è ancora pervenuta a Bartleby e a quanto letto sui giornali, i giovani rispondono spiegando come “Bartleby faccia parte del Movimento di Santa Insolvenza, ma non lo esaurisca” e che proprio per questo è “riduttivo, fuorviante, e inopportuno (o forse troppo furbo?)” far ricadere su questo collettivo tutta la responsabilità dell’occupazione dell’ex Cinema Arcobaleno.
I ragazzi denunciano inoltre “una sovrapposizione di piani” e tengono a precisare i rapporti che legano il Movimento degli insolventi e il loro collettivo: “Santa Insolvenza è una realtà autonoma, dotata di una propria capacità decisionale che risiede nel suo essere un’assemblea”, a cui aderiscono diversi collettivi, tra cui appunto Bartleby, così come comuni cittadini, che non fanno parte di realtà organizzate.

Nell’incontro con il Sindaco Merola, l’Assessore Amelia Frascaroli e l’Assessore Matteo Lepore, avvenuto durante l’occupazione dell’ex Cinema Arcobaleno, i “devonti a Santa Insolvenza”, hanno presentato il loro movimento, spiegando come esso “non fosse un collettivo, che voleva un proprio spazio, ma un movimento plurale e aperto, che aveva bisogno di uno spazio, in cui organizzarsi”.
Per questo i ragazzi di Bartleby di fronte alle dichiarazioni di Ronchi e Lepore si chiedono se davvero l’Amministrazione non abbia compreso in cosa consista il Movimento di Santa Insolvenza o se il fatto di “ridurre quel movimento a un singolo collettivo” sia una scelta “strumentale ad abbattere la trattativa aperta con Bartleby”, per l’assegnazione della nuova sede.

I ragazzi di Bartleby inviano un messaggio chiaro all’Amministrazione: “Da parte loro non c’è la volontà di chiudere le trattative”. Sperano dunque che la giunta faccia un nuovo dietro front e decida di riaprire un dialogo, anche perche loro non hanno “intenzione di porre fine a questa esperienza politica” e stanno valutando “cosa mettere in campo”, per evitare la chiusura.

Ma questa piena disponibilità al dialogo è comunque accompagnata da un’amara riflessione “il fatto di avere una trattativa aperta con il Comune (cosa comune a quasi tutti i collettivi) non può costituire un ricatto, per bloccare l’attività politica di quello spazio sociale”. E i ragazzi tengono anche a ricordare come “la loro attività culturale non possa essere scissa dalla loro attività politica”.

Alice Bellincioni

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