Dopo aver partecipato ad un bando del Comune di Bologna, averlo vinto per i requisiti di innovazione richiesti dal bando stesso, aver avviato una trattativa con l’Amministrazione e averla vista interrotta dal Comune stesso, che ha smesso di rispondere a mail e telefonate, le realtà che danno vita al progetto “Bancarottasabato scorso hanno occupato lo spazio loro assegnato in via Fioravanti 12. E oggi ricostruiscono con gli organi di informazione l’assurdità di tutta la vicenda.

Bancarotta racconta la trattativa interrotta col Comune: «Usati per marketing politico»

Sono nove le diverse realtà, anche molto eterogenee, che hanno dato vita al progetto Bancarotta per l’assegnazione di uno spazio pubblico in via Fioravanti 12. Il loro progetto non solo rispettava tutti i requisiti per partecipare al bando del Comune di Bologna, ma è stato giudicato anche quello più innovativo, dal momento che quel bando fu poi vinto.
In particolare, alcuni tratti dell’innovazione stanno proprio in un concetto diverso di gestione degli spazi pubblici e dei beni comuni, al punto che, riferiscono gli attivisti, alcuni esponenti del Comune di Bologna citavano Bancarotta anche in convegni e seminari sulla partecipazione civica in altre città.

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Bancarotta srl

Una volta vinto il bando, gli assegnatari hanno iniziato una trattativa con l’Amministrazione che si svolgeva su due tavoli diversi. Da un lato, infatti, si discutevano questioni tecniche e logistiche, dal momento che lo spazio assegnato risultava inagibile. «Durante uno di questi incontri – racconta un attivista – un funzionario ci disse che se gli spazi non fossero stati in quelle condizioni li avrebbero messi in vendita».
Dall’altro lato, però, si svolgeva un tavolo più politico sulla questione del regolamento di assegnazione degli spazi pubblici, le forme di gestione e le responsabilità.

Su quest’ultimo tema lo stesso Comune di Bologna ha in passato già praticato forme innovative rispetto alla classica individuazione di un soggetto o un’associazione che incarni la responsabilità legale dello spazio. Quando fu rinnovata la convenzione con Xm24, prima della decisione di sgomberare il centro sociale, era stata trovata una formula che individuava nella collettività la responsabilità delle strutture.
Qualcosa, però, è andato storto, dal momento che, con Bancarotta, il Comune ha interrotto le trattative dopo un’ultima comunicazione in cui veniva fatta tabula rasa degli incontri precedenti e si chiedeva di presentarsi con i codici fiscali dei referenti, due marche da bollo e un’assicurazione per la consegna delle chiavi.

Da quel momento, che risale all’inizio 2020, l’Amministrazione è completamente sparita e non ha più risposto alle telefonate o alle pec inviate dalle realtà che animano il progetto Bancarotta.
«Siamo stati usati per marketing politico per citarci come esempio di innovazione e partecipazione nei convegni – osservano gli attivisti – ma quando non siamo stati più utili sono spariti. Il Comune si è comportato come un’agenzia immobiliare che dice: pagherai la Tari, la luce e l’acqua e il riscaldamento, come se non fosse un attore politico coinvolto, come il Comune stesso invitava a fare nel suo bando».

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