Il dossier sulla possibile revoca della concessione ad Autostrade continua ad essere rovente, al punto che la decisione è stata fissata dopo il voto in Emilia Romagna che, a parere di tutti, dirà molto sulle sorti del governo nazionale composto da M5S, Pd e LeU.
Il possibile provvedimento è diventato un cavallo di battaglia dei pentastellati, che dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova ne hanno fatto un simbolo. Anche alcuni parlamentari dem sarebbero orientati per la revoca della concessione, mentre Matteo Renzi e la sua Italia Viva sono fermamente contrari e sostengono che manchi una base giuridica per procedere.

Dal 14 agosto 2018, giorno del tragico crollo del ponte genovese, i problemi infrastrutturali sulla rete autostradale non sono certo mancati. In Liguria si sono moltiplicati i crolli e gli smottamenti, sia dei viadotti che delle pareti delle gallerie, mentre in tutta Italia si moltiplicano i viadotti posti sotto sequestro dalla magistratura perché non a norma o con problemi di tenuta. Solo sulla A14 tra le Marche e l’Abruzzo i viadotti chiusi o con traffico limitato sono ben dieci.

Autostrade, la posizione della Cgil

Nella partita politica che si gioca attorno alle concessioni autostradali entra anche la Fillea Cgil, per bocca del suo segretario Alessandro Genovesi. “Affrontare oggi il tema delle concessionarie autostradali
vuol dire ridefinire il ruolo del pubblico nella sua funzione di controllore e, se necessario, di gestore diretto – afferma il sindacalista – Occorre da parte del soggetto pubblico una riforma seria e non improvvisata del sistema regolatorio per evitare extraprofitti dei privati, politiche tariffarie irresponsabili, scarsi controlli”.

Quello che preme al sindacato è che, qualunque sia la decisione del governo, venga garantita la professionalità e l’occupazione degli attuali lavoratori impegnati nel settore. “Comunque vada – insiste Genovesi – le lavoratrici ed i lavoratori di tutte le società del gruppo devono essere garantiti in termini di mantenimento totale dei livelli occupazionali e di valorizzazione delle professionalità”.
Già oggi, infatti, Anas è diventata soprattutto una stazione appaltante e negli anni ha perso professionalità specifiche e operaie.

La settimana scorsa i sindacati hanno scritto alla ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli, chiedendo un incontro urgente ed evidenziando il rischio che pende sul capo dei 7.350 dipendenti di Aspi (su 31 mila dipendenti complessivi di Atlantia). Secondo l’ad di Aspi, infatti, in caso di revoca e indennizzo ridotto la società rischierebbe il fallimento, trascinando con sè il destino lavorativo dei dipendenti.

Il nodo investimenti e manutenzione

Fillea Cgil interviene anche su un altro nodo che riguarda le concessioni autostradali, quello degli investimenti. In particolare il sindacato suggerisce di fare attenzione a non perdere i cinque miliardi di investimenti, che servono sia per nuove infrastrutture che per la manutenzione di quelle attuali.
“Prima di Genova la Fillea Cgil denunciò che in Italia ci sono più di 1600 tra viadotti e gallerie che hanno più di cinquant’anni e che sono sottoposti a naturale decadimento dei materiali con cui sono realizzati – osserva Genovesi – La tragedia potrebbe essere trasformata in un’occasione per un piano di investimenti e manutenzioni straordinario”.

ASCOLTA L’INTERVISTA AD ALESSANDRO GENOVESI: