C’è almeno un punto programmatico che accomuna i due principali contendenti delle elezioni regionali in Emilia Romagna, Stefano Bonaccini e Lucia Borgonzoni, ed è l’autonomia differenziata o regionalismo differenziato. Il presidente uscente, infatti, è stato promotore della richiesta insieme ai colleghi di Lombardia e Veneto, esponenti del partito di Borgonzoni, la Lega.
Le posizioni dei due non rincuorano certo il Forum per il Diritto alla Salute, che è contrario al regionalismo differenziato e che promuove un convegno che si svolgerà sabato prossimo, 18 gennaio, al centro Giorgio Costa in via Azzo Gardino 44.

Autonomia regionale: le ragioni del no

No al Regionalismo Differenziato” è il titolo del convegno, che prenderà il via alle 9.30 per una lunga giornata, che si concluderà nel pomeriggio con l’assemblea nazionale dei soci del Forum Diritto alla Salute. Ad aprirla, invece, saranno i saluti di Barbara Berardi e di Marzia Frateschi, che presiederà anche la giornata, e le introduzioni di Massimo Villone, presidente del Comitato Democrazia Costizionale, di Gianluigi Trianni del direttivo del forum e di Ivan Cavicchi, docente di Sociologia delle organizzazioni sanitarie e filosofia della medicina all’Università Tor Vergata. Nel corso del convegno prenderanno la parola anche Andriano Sgrò della Cgil, Carlo Palermo di Anaoo, Anna Baldini di CittadinanzAttiva e Giovanni Cocchi del comitato bolognese Scuola e Costituzione.

Il Forum per il Diritto alla Salute è dunque contrario alle proposte di regionalismo differenziato, ritenendole “inutili e irresponsabilmente discriminatorie, se confrontate con i problemi di diseguaglianza interregionale e di insufficiente finanziamento del servizio sanitario pubblico; velleitarie a fronte degli attuali problemi di carenza di personale, di innovazione tecnologica e rimodulazione gestionale nell’erogazione dei servizi assistenziali; preliminari alla realizzazione di gabbie salariali e contrattuali regionali che facilitino l’imposizione di
sottosalario, precarietà occupazionale e riduzione dei diritti per un mondo del lavoro professionale in sanità; funzionali ad iniziative di ulteriore privatizzazione quali l’istituzione e la gestione di fondi sanitari integrativi, aggravando il già grave livello di privatizzazione neoliberista; pericolose sul piano politico e costituzionale a fronte dei problemi di unità nazionale nel diritto di tutti i cittadini italiani ad una vita dignitosa”.

“In sostanza questa proposta non risolve i problemi della sanità, ma li aggrava“, commenta ai nostri microfoni Trianni, che spiega anche perché il convegno non si svolge in una struttura sanitaria: “Ci hanno chiesto dai 400 agli 800 euro per l’affitto di una sala, costi che non riusciamo a sopportare. Inoltre abbiamo anche difficoltà a far sapere ai dipendenti e ai pazienti delle strutture sanitarie l’esistenza di queste iniziative perché c’è un controllo molto stretto all’interno delle strutture che ostacola la promozione di queste iniziative”.

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