Da un lato la chiusura di piazza San Francesco con un’ordinanza firmata dal sindaco, dall’altra un temporeggiamento e un atteggiamento cauto dove i focolai si sono già registrati, in particolare nei magazzini della logistica e nel cas Mattei.
L’atteggiamento delle istituzioni nei confronti degli assembramenti, pericolosi per il rischio contagi da Covid-19, sembra quantomai ambiguo. O meglio: il pugno di ferro non tarda ad arrivare quando si parla di libera socialità, mentre quando si toccano i tasti dell’economia o sono le stesse istituzioni a dover intraprendere azioni per garantire la sicurezza sanitaria, i tempi sono più lenti e le parole più caute.

Assembramenti: San Francesco chiusa, i magazzini e i cas aperti

Mettendo in fila le notizie e i problemi legati all’epidemia da Covid delle ultime settimane l’incoerenza delle istituzioni appare più nitida. Il focolaio alla Bartolini delle Roveri, a Bologna, non è bastato a convincere l’autorità a chiudere il magazzino, nonostante i casi positivi superassero il centinaio. È servito poi un altro focolaio, quello alla Tnt, e un ulteriore caso all’Interporto per far disporre i test a tutti i lavoratori della logistica. Ma a questa decisione si è arrivati ad oltre due settimane dal manifestarsi del problema.

Stesso discorso vale per il cas Mattei, dove risiedono alcuni lavoratori della Bartolini e dove altri ospiti sono stati contagiati proprio a causa della prossimità coi positivi e dell’impossibilità di garantire il distanziamento sociale prescritto dal governo e dalle autorità sanitarie per scongiurare il diffondersi dell’epidemia.
Il rischio che in strutture sovraffollate come i cas il virus potesse diffondersi era stato sollevato a marzo scorso da Coordinamento Migranti, ma le autorità – in questo caso la Prefettura, che ha la responsabilità su questo tipo di strutture – hanno sempre ignorato l’allarme.

Ben diversa, invece, è la situazione di piazza San Francesco. Lunedì il sindaco di Bologna, Virginio Merola, ha annunciato un’ordinanza per chiudere la piazza, poiché si ripetevano gli assembramenti di persone durante l’orario dell’aperitivo e durante la sera.
Seppur all’aperto, le norme non venivano rispettate, ma non si hanno notizie di focolai o contagi riconducibili alla prossimità delle persone. Eppure è arrivata l’ordinanza di Merola, che chiude la piazza dalle 18.00 alle 6.00 del mattino.

L’alternativa c’è: moltiplicare le piazze

Ad intervenire su questi temi è stata anche Emily Clancy, consigliera comunale di Coalizione Civica. L’esponente della lista di opposizione ha scritto un lungo post, il cui senso è racchiuso già nel titolo “Moltiplichiamo le piazze e chiudiamo il cas Mattei, non piazza San Francesco“.
Per Clancy l’Amministrazione si sta muovendo in modo contraddittorio e, su piazza San Francesco, sta assecondando le destre – Lega e Fratelli d’Italia avevano presentato un odg in Consiglio comunale in cui chiedevano proprio la chiusura della piazza, e solleticando l’interesse di qualche residente. Mentre là dove serviva il “pugno di ferro”, cioè nei luoghi di lavoro, gli interessi economici erano così rilevanti che si è preferito non agire.

La consigliera sottolinea che, pur essendoci stati problemi di affollamento e mancato rispetto delle distanze di sicurezza, ogni estate piazza San Francesco è oggetto di ordinanze. A mancare, dunque, sono stati interventi di sensibilizzazione, ma anche progetti che valorizzassero la peculiarità di quella piazza come luogo di socialità, ad esempio con iniziative culturali all’interno del cartellone di Bologna Estate.
“Noi abbiamo raccolto e sottoscritto la petizione di Strade Aperte – sottolinea Clancy – che chiedeva proprio di moltiplicare le piazze e gli spazi in città e pedonalizzare alcune vie, ma l’Amministrazione non ha agito in questo senso e non ha accolto quelle idee”.

ASCOLTA L’INTERVISTA AD EMILY CLANCY: