Libertà di transitare e fermarsi, diritto al lavoro. 300 delegati hanno definito il documento su cui si fonderanno le future rivendicazioni per i diritti dei migranti.

Più di trecento persone si sono riunite in questi giorni a Lampedusa. Era presente gran parte del mondo associativo italiano, rappresentanti degli spazi autogestiti nati dopo l’ultima ondata migratoria, degli sportelli per immigrati, associazioni contro la tratta, di tutele dei minori, giuristi, il coordinamento siciliano antirazzismo e molti altri. Numerose anche le delegazioni da altri paesi europei oltre a una dalla Tunisia. Il comitato No Muos ha collaborato alla redazione del capitolo sulla smilitarizzazione dei confini.

Non è una legge ne’ una petizione” -dice della carta Neva Cocchi, rappresentante a Lampedusa del Tpo di Bologna– “ma uno strumento che permetterà a tutti coloro che rifiutano questo sistema di portare avanti con più forza le proprie lotte”.
La prima parte della carta riguarda i diritti fondamentali come libertà di movimento, di autodeterminazione dell’individuo, libertà di restare nel paese scelto, e le libertà personali: rifiuto a ogni tipo di detenzione e diritto alla resistenza contro ogni politica di discriminazione.
La seconda parte affronta nel dettaglio gli strumenti necessari: smilitarizzazione dei confini e abolizione dei sistemi dei visti, causa prima della privazione del diritto alla mobilità; diritto al lavoro slegato dalle esigenze del mercato e da quel sistema di quote che seleziona all’ingresso in base a caratteristiche imposte dall’alto; accesso al welfare.

Esprime soddisfazione Neva Cocchi e guarda al futuro: “Abbiamo uno strumento in più per affermare che un’altra politica dell’immigrazione è possibile, a cominciare ad esempio dalla chiusura del Cie di via Mattei a Bologna, fino ad arrivare alle fine delle leggi che governano la fortezza Europa”.

Pietro Gallina

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