Comune, sindacati ed imprese firmano un accordo per un nuovo protocollo sugli appalti che supera la logica del massimo ribasso e garantisce diritti pregressi ai lavoratori, in barba al Jobs Act. Legalità e tutela dell’occupazione gli obiettivi principali.

Stop al massimo ribasso, in favore dell’offerta più economicamente più vantaggiosa. Stop al Jobs Act, in favore del mantenimento dei diritti acquisiti dai lavoratori. Sono i punti più salienti dell’accordo firmato da Comune di Bologna, sindacati e imprese riguardo agli appalti, da tempo al centro di fenomeni di sfruttamento, infiltrazione della criminalità organizzata ed altri problemi.
I due obiettivi condivisi sono quello della legalità e quello della tutela dell’occupazione.

“Per la prima volta si arriva ad una firma congiunta con istituzioni ed imprese – sottolinea Sonia Sovilla della Cgil – a testimonianza del fatto che è cresciuta la consapevolezza su questi temi”.
Anche le imprese hanno capito che la concorrenza sleale messa in atto, ad esempio, dalle coop spurie nell’aggiudicazione degli appalti rappresenta un problema. Attraverso il protocollo firmato, dunque, si cerca di trovare un rimedio.

La clausola sociale, per i sindacati, è uno dei nodi centrali dell’accordo. I lavoratori passeranno di appalto in appalto mantenendo le condizioni retributive e i diritti maturati, in barba ad una norma del Jobs Act che consente il licenziamento e la riassunzione con contratti a tutele crescenti.
Per aggiudicarsi una gara, inoltre, le aziende dovranno applicare il contratto nazionale previsto dalla categoria, ma in cambio potranno chiedere una revisione delle cifre stanziate dall’ente pubblico, qualora sopraggiungesse un rinnovo contrattuale.

In questo senso va anche il superamento della logica del massimo ribasso, almeno per quanto riguarda il settore dei servizi, in cui verrà ridotta la sproporzione di punteggio nel capitolato per l’offerta più bassa, ma verrà presa in maggiore considerazione anche la qualità del servizio offerto.
Sul fronte della trasparenza, inoltre, verrà condiviso il monitoraggio dell’ente pubblico sulla filiera degli appalti, mentre si cercherà di muoversi nella direzione di una stazione appaltante unica per superare i problemi fin qui sorti.

“Se tutti i principali comuni adottassero un protocollo di questo tipo – osserva Sovilla – forse eviteremmo che in futuro possano ripetersi le situazioni che abbiamo letto sui giornali, ad esempio quella di Roma. Non so, però, se nella capitale le imprese abbiano maturato la stessa consapevolezza che hanno le nostre, quindi non so se ci sono le condizioni”.