In scena all’Arena del Sole “Antigone” di Sofocle in una versione di soli 65 minuti, progetto, traduzione e adattamento di Massimiliano Civica. Lo spettacolo riempie il teatro all’inverosimile di giovani studenti plaudenti, non si sa se per la brevità dello spettacolo, che condensa in una sorta di bignami il testo della tragedia, o per effettivo apprezzamento dell’interpretazione registica ed attoriale.

Antigone

Il titolo attrae: Antigone è un testo straordinario che fa piacere leggere e rileggere o guardare e riguardare a teatro tenendo nella mente tutte le Antigone, i Creonte, le Ismene, gli Emone, i Cori visti nel corso delle proprie esperienze teatrali.

Massimiliano Civica si pone in antitesi alle più famose interpretazioni teatrali di Antigone che hanno parteggiato ora per la paladina della philia, delle leggi non scritte, contro il tiranno Creonte che ubbidisce alla legge umana, scritta; ora per Creonte come custode del bene supremo dello Stato, della comunità, contro la superbia di colei che vuole anteporre il bene della propria famiglia, al bene comune. Civica propone infatti, in una interessante, completa, entusiasmante brochure di presentazione dello spettacolo, una sua interpretazione del testo della tragedia, ben supportata da citazioni di illustri studiosi e argomentata con convincente forza, la quale interpretazione suggerisce la necessità del superamento del parteggiare sia per Antigone che per Creonte, per ritornare piuttosto alle motivazioni profonde e politiche della scrittura del testo da parte di Sofocle per il quale le due opposte posizioni dei suoi protagonisti servivano come mezzo per porre alla cittadinanza ateniese interrogativi sull’essenza dell’Uomo e per indurre Pericle a valutare come necessario alla democrazia la conciliazione con le antiche famiglie aristocratiche.

Per la pace sociale, per contrastare i rischi di una guerra civile, lo Stratega Pericle, così come sulla scena lo Stratega Creonte, deve ammettere il proprio errore di aver tentato di sconfiggere i rappresentanti delle antiche famiglie aristocratiche, macchiatisi di tradimento della patria, usando l’arma politica della negazione del seppellimento dei nobili traditori e con la cacciata dalla città dell’intero ghene del traditore, onde cancellarli e ridurli al silenzio. Questa tattica, Sofocle indica a Pericle, come a tutta la cittadinanza a cui si rivolgeva con i suoi testi, porta alla rovina chi la pratica insieme a tutta la città di Atene: per affermare il bene comune occorre piuttosto governare con misura, rispettando gli avversari sconfitti e opponendo all’odio e alla violenza la conciliazione.

Si arriva all’alzata di sipario entusiasmati dalla piacevole lettura del libretto con le note sulla messinscena, si gioisce della specie di prologo a luci spente fatto di suoni concitati di battaglia con strani versi, forse in greco antico, fino al grido di donne accorse a constatare la tragica morte dei due fratelli, l’uno per mano dell’altro, alle porte della città.

Si accendono i fari e troviamo il cast attoriale, schierato su una panchina a fondo scena. A turno i personaggi si alzano e prendono parola compiendo ritualmente un percorso tra fuori scena (la panchina) e in scena, camminando lungo percorsi definiti a bordo palco. Tutto è molto pulito, ieratico, composto, a bassa voce, senza drammi eccessivi, senza grida nè lamenti, una sorta di proposta politica di abbassamento dei toni del conflitto in ragione del dialogo. La concezione è chiara, l’idea anche registica è limpida, ma sin dal momento in cui si avvia l’azione scenica, la levatura del convincente libretto e la pretesa pulizia registica non vengono, a mio avviso adeguatamente sostenute dall’interpretazione attoriale di Monica Piseddu (Antigone) e di Monica Demuru (Ismene, poi anche Tiresia ed Euridice). Le due attrici non reggono i ruoli a cui sono state destinate, la compostezza diventa anche alibi alla pochezza delle capacità delle due attrici che non brillano in nessun momento del testo per altro scarnificato e ridotto a bignami di frasi “topiche”.

Insopportabile la scelta di far parlare in romanesco la “Guardia” interpretata da Francesco Rotelli a cui è assegnato un costume che sembra più da scaut che non da partigiano, se non fosse per il fazzoletto rosso al collo. Cambio di pantalone, che da corto diventa lungo, e la “Guardia” diventa Emone, con interpretazione altrettanto scialba e insignificante. Interessante la riduzione dell’intero coro al Corifeo interpretato da Marcello Sambati e di qualità l’interpretazione che di Creonte fa Oscar de Summa.

Complessivamente lo spettacolo risulta poco convincente, un rituale di pulizia che non coinvolge, nè induce particolarmente ad una fredda riflessione sul valore della conciliazione per disinnescare l’odio e la violenza che è anche indiscutibilmente il male del nostro tempo. Piuttosto la pacatezza e il sottotono, a mio giudizio, intorpidisce e non fa gioire nè il cuore, nè il cervello della grandiosità del testo sofocleo.

Lo scrosciare degli applausi sorprende: che tutti i liceali in sala abbiano davvero apprezzato l’invito di Civica a contenere la propria deinòs, il meraviglioso e insieme spaventoso che c’è in alcuni individui straordinari, la cui superiorità può essere perniciosa per sé e per la Polis? Davvero l’uditorio è stato convinto dall’interpretazione attoriale di Antigone, apparentemente più spaventata di cadere dai vertiginosi tacchi sui quali la costumista Salernitano l’ha fatta recitare, piuttosto che di essere sepolta viva? Lo spettacolo probabilmente ha realmente soddisfatto le aspettative teatrali degli astanti o forse gli applausi concordavano con l’invito di Civica a non parteggiare nè per Antigone nè per Creonte, quanto piuttosto a cercare l’attualità della proposta sofoclea nel superamento dell’odio e del conflitto con la conciliazione. Oppure è stato apprezzato lo spettacolo come utile bignami sul testo che libera tutti alle 22:20, ancora in tempo per quattro chiacchiere prima di rincasare? Non mi è dato conoscere le ragioni precise degli applausi dei giovani spettatori dell’Arena, mi auguro che tutti loro abbiano potuto davvero giovarsi della bella brochure preparata da Civica sul testo di Antigone e che leggano poi il testo integrale della tragedia e che infine, nel corso della loro vita, abbiano possibilità di vedere altre interpretazioni di Antigone da confrontare, nel ricordo, con questa.