L’immagine costante che accompagna gli anni ’70 è quella del piombo.
Forse lo dobbiamo a Margarethe von Trotta e al suo film del 1981 Die Bleierne Zeit (Il tempo plumbeo) tradotto in italiano Gli anni di piombo, appunto. Ma lo dobbiamo soprattutto alla narrazione di tanti testimoni, di buona parte della politica e del giornalismo dell’epoca e di oggi se questo lessema “anni di piombo” è poi entrato nel senso comune ed è diventato un persistente metro di misura di un’intera stagione. La conoscenza degli anni ’70, infatti, è inversamente proporzionale alla grande e ingombrante presenza nel discorso pubblico di “narrazioni tossiche”, basate principalmente sul terrorismo e la criminalità (sociale e istituzionale).

Con un interesse partigiano verso storie sommerse, maltrattate o dimenticate, noi di Vanloon abbiamo dedicato un sacco di tempo agli anni ’70 che ci piacciono e a quel mondo della ricerca e dei libri che ci ha aiutato a ricostruire un profilo più ricco di quell’intensa stagione e a decostruirne usi strumentali e politici.

Anni 70: una stagione controversa

Gli anni ’70 furono una stagione intensa e controversa. Quindi abbiamo fatto il punto sulla memoria e sulla storiografia delle lotte che hanno animato quegli anni con Antonio Lenzi studioso della nuova sinistra e Paola Stelliferi ricercatrice che si occupa di storia del femminismo. Dai teatri poco conosciuti e più periferici, sia della politica degli anni ’70 sia della narrativa di oggi, abbiamo accolto Lou Palanca, collettivo di scrittori calabrese, che ci ha raccontato i fatti di Reggio Calabria del 1970.

Con Vanessa Roghi abbiamo sottratto la “storia dell’eroina”, triste protagonista degli anni ’70, alla storia della devianza e della criminalità per farne parte della storia culturale e sociale di quella generazione. In occasione del 50° anniversario della strage di Piazza Fontana abbiamo analizzato insieme a Sara Troglio del Laboratorio Lapsus di Milano e allo storico e attivista Toni Senta la dimensione pubblica della memoria di quell’evento che ha “inaugurato” gli anni ’70 e la strategia della tensione. Tra i foschi protagonisti della strategia della tensione c’era l’organizzazione neofascista Ordine Nuovo e ne abbiamo parlato un paio di anni fa con lo storico Elia Rosati, autore assieme ad Aldo Giannulli di un ottimo di lavoro di ricerca sullamutazione della destra italiana proprio dagli anni ’70.

Infine, in questo quadro di vecchi e nuovi attori della storia e della storiografia del decennio, non poteva mancare l’amato/odiato 1977, un percorso che abbiamo affrontato attraverso i commenti della stampa in occasione delle celebrazioni per il quarantennale. Lo storico Marco Grispigni in un suo bel libro di qualche anno fa ha scritto, con lungimiranza, che i movimenti del ’77 non possono non essere letti alla luce di forme di conflitto giovanile e di classe che si stavano delineando in altri paesi occidentali. Noi l’abbiamo preso in parola dedicando al punk della prima onda del ’77 una bella puntata per ragionare e fare chiarezza sui suoi aspetti complessi e contraddittori.

Ancora “maggio working class” nella puntata di sabato 16, con Frey che ci accompagnerà nel mondo della musica popolare: canti di lavoro e di rabbia, nati dalla fatica ma essenziali per la lotta, bagaglio di memoria e musica del presente, come vedremo con l’album Terre de Le Figliole.
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