Lo scorso 23 dicembre un incendio ha devastato il campo profughi di Lipa, in Bosnia, dove trovavano accoglienza un migliaio di persone respinte da Croazia, Slovenia e Italia. Da quel momento ad oggi centinaia di persone cercano ripari di fortuna sotto la neve, in condizioni davvero precarie.
Ad oltre un mese da quell’evento, nonostante l’attenzione pubblica non abbia acceso grandi riflettori, qualcosa si muove. Sono infatti diverse le iniziative solidali che puntano a raccogliere beni di prima necessità da destinare ai profughi bloccati in Bosnia. Tra queste, un’iniziativa parte anche da Bologna.

Profughi a Lipa, la situazione in Bosnia

Il 23 dicembre scorso l’Oim (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) ha annunciato la chiusura del campo profughi di Lipa. Anche prima dell’incendio, infatti, il campo non aveva servizi idrici, fognature ed elettricità. Poi è arrivato l’incendio a distruggere tutto, ma le persone che trovavano accoglienza nel campo non sono state trasferite in altre strutture. Le forze dell’ordine, inoltre, hanno impedito alle persone che volevano andarsene di allontanarsi, costringendole a restare ai margini della città di Bihać.

I profughi provengono in prevalenza da Paskistan e Afghanistan e in queste settimane hanno dovuto arrangiarsi per trovare una sistemazione. La neve, non inusuale in Bosnia, ha reso ancora più drammatica la loro condizione.
Nella prima settimana di gennaio circa 700 profughi hanno trovato riparo nelle tende riscaldate dell’esercito bosniaco, allestite vicino al vecchio campo, mentre più di 350 persone hanno dovuto cercare ripari di fortuna.
A queste persone, se ne aggiugono più di duemila che vivono fuori dal sistema di accoglienza, in case abbandonate o baraccopoli.

La mobilitazione umanitaria

Alcune organizzazioni umanitarie stanno lavorando sul posto, portando pasti caldi ai profughi, ma nelle ultime settimane qualcosa si è mosso anche sul versante della solidarietà internazionale.
In Italia la Caritas diocesana di Cagliari ha avviato una raccolta fondi e l’associazione One Bridge Idomeni di Verona ha lanciato un appello per la raccolta di beni di prima necessità.
A questo appello, a Bologna, ha risposto l’associazione “La Villetta”, che ora sta costruendo una rete per raccogliere aiuti umanitari.

«Abbiamo aderito all’appello di One Bridge Idomeni perché pensiamo che la situazione che stanno vivendo migliaia di uomini, donne e bambini sia veramente terribile – afferma ai nostri microfoni Mauro Collina, presidente dell’associazione “La Villetta” – Per partecipare ci sono due modi. C’è una lista di generi di prima necessità da raccogliere, ma c’è anche la possibilità di fare una donazione in denaro per le spese che si dovranno sostenere per portare concretamente gli aiuti in loco».

Profughi

«Siamo altrettanto convinti – continua Collina – che la situazione sia vergognosa per quanto riguarda i governi europei, perché non stanno facendo assolutamente nulla». Su questo versante una rete di associazioni sta tentando di arrivare al Parlamento europeo per indurlo a sbloccare la situazione.
Giusto la settimana scorsa l’Italia è stata condannata dal tribunale di Roma per i respingimenti dei migranti lungo la rotta balcanica. In particolare la decisione è arrivata per il caso di un richiedente asilo, respinto prima in Slovenia dall’Italia, poi in Croazia e quindi in Bosnia, secondo un meccanismo consolidato di respingimenti a catena.

Sul versante solidale, intanto, la rete sembra allargarsi. Questa sera su iniziativa di Rifondazione Comunista di Firenze ci sarà un’assemblea per riprendere l’appello. Altrettante iniziative sembrano muoversi a Roma e Milano.
Anche a Bologna sono diverse le realtà sociali che stanno per aderire alla campagna di raccolta di aiuti per i profughi bloccati in Bosnia.

ASCOLTA L’INTERVISTA A MAURO COLLINA:

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