Quando parliamo di “amore tossico, malato” proviamo a definire una relazione che per la maggior parte delle volte non porterà a nulla e a nulla di buono. Ma nella stragrande maggior parte delle volte la definiamo giudicandola da lontano, con gli occhi di un conoscente, uno studente o di un parente alla lontana, elargendo consigli o giudizi senza sapere realmente di cosa si tratta, senza conoscerne i sintomi ma soprattutto le conseguenze, senza sapere cosa si prova a star dentro il vortice soffocante ma talvolta indispensabile di un “amore tossico”. Già, perché sia la vittima sia il carnefice sono entrambi legati da un sottile filo essenziale di dipendenza senza il quale vengono a mancare quelle componenti disfunzionali che danno vita ad una relazione altrettanto malata.

Amore tossico: come riconoscerlo

Per conoscerne i tratti, le caratteristiche e le dinamiche che ci inducono a cadere nella rete di una relazione pericolosa Inside Out, il format che unisce cinema e psicologia, ha intervistato Titti Damato, ulaureata in Scienze Politiche e psicologa clinica e della riabilitazione, specializzanda in psicoterapia cognitivo comportamentale, esperta di disturbi della personalità e fenomeni di dipendenza affettiva, che ha tradotto dall’inglese e curato la pubblicazione Italiana di “Relazioni Pericolose”. Il lavoro di traduzione ha anche una ragione personale: “Uscivo anche io da una relazione tossica e stavo molto male – ci ha spiegato – È stato solo dopo aver letto ‘Relazioni Pericolose’ in lingua originale che ho iniziato a guarire. Ogni pagina letta mi faceva mettere a posto un tassello di quel mosaico che era stata la mia relazione. Ho contattato la Moscovici, le ho chiesto il permesso di tradurre il suo blog americano e metterlo in rete in Italia. I risultati sono stati sorprendenti: in pochi mesi il blog ha raggiunto milioni di visualizzazioni. Ho capito allora che bisognava cercare e trovare un editore. Ho inviato centinaia di proposte editoriali e Sonda edizioni ha creduto in questo progetto.”

Stesso destino per l’autrice Claudia Moscovici che, dopo essersi imbattuta in una relazione pericolosa, ha saputo fare tesoro dell’esperienza e studiato il fenomeno dal punto di vista del predatore e delle vittime, spiegandoci cosa hanno in comune i grandi seduttori senza tempo come Don Giovanni, Casanova, O.J. Simpson e Pablo Picasso, personaggi dalla forte personalità, seduttivi, carismatici, spavaldi e attraenti con una sconcertante spietatezza ed una sostanziale incapacità di amare.

La società è stata sempre piena di relazioni disfunzionali. Ci sono fiumi di letteratura sulle sofferenze d’amore e sugli amori impossibili, ma l’argomento che tocca “Relazioni Pericolose” è più specifico: riguarda la tossicità relazionale dovuta a particolari condizioni psicopatologiche che possono colpire sia l’offender sia la vittima. La sofferenza della parte lesa spesso rientra in una condizione di dipendenza patologica mentre l’offender è quasi sempre un soggetto narcisista con un ego smisurato, carente di empatia e manipolatore. Come ci spiega Damato, “bisogna sfatare un luogo comune. Lo psicopatico non è necessariamente un serial killer che finisce in carcere. È anche l’uomo della porta accanto. Sono persone normali, socievoli, spesso con famiglie e figli a carico, di successo, affascinanti, con lessico e parlantina convincenti”.

Ciò nonostante, la psicopatia è una patologia che, invece di interessare i polmoni, il cuore o il fegato, colpisce il modo di rapportarsi agli altri, di interagire con l’ambiente esterno, di rispondere agli stimoli. Colpisce il sistema emotivo, riflessivo, il dominio morale, la capacità di discriminare cosa è giusto e sbagliato, le abilità di mentalizzazione, di entrare in empatia, di riconoscersi nel prossimo, di ritardare la gratificazione dei propri bisogni e desideri. Lo psicopatico non solo si accetta, ma si piace, crede di essere dalla parte della ragione, considera gli altri inferiori, inetti e meritevoli di ciò che loro capita; prende di mira donne empatiche, sognatrici, meglio ancora se con una personalità un po’ dipendente. Innamorate dell’amore romantico, per usare altri termini. In quei casi i danni che può fare lo psicopatico sono seri. Calcola costi-benefici: appena conosce qualcuno accende il suo sofisticatissimo software e come un camaleonte prende il colore della superficie sulla quale si adagia.

È solo attraverso la conoscenza, il documentarsi, il leggere che si può uscire dalla loro trappola. “La psicoeducazione che da psicologa cerco di fare con le vittime di queste relazioni comprende proprio una parte informativa, mirata ad accrescere il patrimonio di conoscenze sul disturbo, e una parte formativa di potenziamento di abilità come il rafforzamento di autostima e autoefficacia, competenze personali che la relazione con lo psicopatico rade al suolo”, racconta Damato.
Si tratta tuttavia di percorsi lunghi e difficili. A volte il sostegno non basta e occorre un trattamento più profondo e specifico, un percorso di psicoterapia. Quella cognitivo comportamentale è diretta a mettere in discussione gli schemi di pensiero disfunzionale legati ad emozioni e comportamenti e a sostituirli con credenze meno nocive, automatiche e irrazionali. Anche se non è un percorso veloce, se ne può uscire rinnovate e fortificate. È la crescita post-traumatica ed è alla base della resilienza. Come nel lutto, anche nell’uscita dalle relazioni tossiche bisogna affrontare una perdita.

Lo smarrimento di sé stessi, la perdita di un sogno, la scoperta devastante di essere innamorate di un uomo che non esiste sono tutti sentimenti di perdita che, se elaborati con cognizione di causa, possono davvero rinnovare la nostra parte più intima e profonda. Ci sono donne che dall’esperienza imparano, crescono e si evolvono e donne che ricadono nello stesso schema di relazione disfunzionale. Dipende dalla propria struttura di personalità.

Spesso lo psicopatico si ripresenta. È una dinamica narcisista. Il voler mettere sempre alla prova se stessi, il voler sondare la propria forza di trascinamento delle vittime nel baratro della dipendenza. Anche lo psicopatico è un dipendente: ha assoluto bisogno di conferme. Tornare da qualcuno che ha trattato male e vedere che è ancora lì ad attenderlo gli dà una forte scarica di adrenalina. Un coinvolgimento troppo rapido, l’utilizzo di un linguaggio “stridente” rispetto ai normali tempi di attaccamento, il tentativo di allontanarci dai nostri affetti, dalla famiglia, dagli amici, il controllo sulla nostra vita sono tutti elementi che possono essere scambiati per un forte interesse nei nostri confronti e che invece con il tempo si dimostrano strumentali al raggiungimento di un obiettivo: farci cadere nella dipendenza.

“Si può vivere con uno psicopatico e non rendersene conto se si è un po’ “Biancaneve”, sempre in buona fede, non sospettosi, se si è portati a trovare una giustificazione ai comportamenti dell’altro. Ci sono dei copioni messi in atto dallo psicopatico davvero difficili da smascherare. Le doti manipolative di questi soggetti sono straordinarie, riescono a intortare anche psichiatri di eccellenza. Lo stesso Hare, il maggiore esperto di psicopatia della comunità scientifica internazionale, ha affermato che possono servire anche lunghi mesi di assessment per smascherare e diagnosticare il disturbo”, continua la psicologa.

Ci spiega poi Damato: “Tutti gli psicopatici sono narcisisti ma non tutti i narcisisti sono psicopatici. L’amore smisurato per sé stessi, il senso di onnipotenza e di diritto, cioè il sentirsi sempre creditori verso l’altro, la mancanza di empatia sono le basi della personalità psicopatica e anche di quella narcisistica. Non dimentichiamo che il narcisismo si colloca lungo un continuum: si va da quello ‘sano’, presente in parte variabile in ciascuno di noi, a quello patologico e maligno. Ecco la psicopatia può nascondersi nelle forme più acute di narcisismo: quando c’è vittoria solo a scapito di qualcuno, quando vige il “io vinco se tu perdi”.”

Forse un aspetto positivo di questo disastro che sta colpendo la terra c’è stato. La chiusura, 2 mesi di lockdown, il distanziamento sociale potrebbero aver indotto le persone ad entrare in comunicazione con sé stesse, a riflettere, evolvere. Non sappiamo se l’introspezione abbia potuto interessare uno psicopatico ma molto probabilmente le vittime hanno potuto elaborare la disfunzionalità della relazione che stanno vivendo e trovare la forza di allontanarsi.”

Inside Out