Si svolgerà mercoledì 11 novembre il presidio indetto da Afeva e sindacati davanti alla sede del ministero del Lavoro per contestare le norme del decreto riguardanti le vittime di amianto. La protesta riguarda l’accesso al Fondo a favore delle vittime di mesotelioma: risorse insufficienti e modalità poco chiare.

Il Fondo per le Vittime dell’amianto

Con il Decreto Ministeriale del 4 settembre 2015 (attuativo di una misura contenuta nella “finanziaria 2015”) riguardante gli interventi nei confronti dei malati di mesotelioma a causa dell’amianto, la platea degli aventi diritto alle prestazioni del Fondo Vittime Amianto è stata allargata anche ai malati per esposizione familiare dei lavoratori e a quelli con esposizione ambientale. Fino a quel momento la platea comprendeva solo i malati con esposizione professionale.

A questa notizia positiva si sovrappongono però vari problemi. Innanzitutto questo decreto è una misura transitoria: invece di riconoscere una rendita alle persone coinvolte, riconosce solo una misura una tantum di 5600 euro ed è ristretta solamente a un arco di tempo che comprende gli anni 2015-2016-2017. Vi è poi la necessità da parte del malato di “comprovare” l’esposizione ambientale, norma non chiara e foriera di contenziosi legali.

Questi sono i punti contestati e da chiarire secondo Cgil, Cisl, Uil e le Associazioni dei Familiari e delle Vittime Amianto, i quali non sono stati preventivamente consultati. È previsto un presidio che si svolgerà a Roma davanti al Ministero del Lavoro mercoledì 11 novembre, dalle ore 10 alle ore 16, per chiedere il cambiamento delle norme previste dal Decreto. La richiesta è quella di una rendita strutturale, costante nel tempo e più consistente, ovvero un risarcimento sociale e politico che possa dare delle risposte alle famiglie coinvolte alla pari di quelle dei malati a causa professionale.

Si chiede anche un chiarimento per quanto riguarda il ruolo del malato e i registri dai quali si deve partire per poter capire a chi dare il risarcimento. Oltre a uno sguardo verso chi è stato esposto all’amianto e merita una tutela sociale da parte della collettività, è fondamentale guardare alla fonte di ulteriore esposizione all’amianto ancora presente; si presenta dunque la necessità imminente di una bonifica totale del territorio, misura definitiva per risolvere il problema.

Claudia Serra

Articolo precedentePremio Maccio Capatonda 2011, cinema alla radio
Articolo successivoNon c’è pace per i centri sociali: ora rischia Vag61