La Bassa bolognese è andata nuovamente sott’acqua. Quella di ieri, domenica 17 novembre, è stata una giornata di passione per quanto riguarda l’emergenza metereologica e, anche se i fenomeni atmosferici non sono stati di intensità estrema, è ermersa ancora una volta la fragilità idrogeologica del nostro territorio. Frane, smottamenti, esondazioni e alluvioni hanno riguardato diverse zone della provincia e il rischio non è ancora finito perché per oggi è stata lanciata una nuova allerta rossa a causa delle precipitazioni che sono previste nelle prossime ore.

La provincia nord di Bologna, in particolare sul versante est, è stato vittima di due alluvioni in appena nove mesi. La prima a febbraio scorso, quando il Reno ruppe l’argine e mandò sott’acqua sia Castel Maggiore che Argelato. La seconda ieri, con l’Idice che ha rotto l’argine e ha allagato alcune zone della campagna di Budrio. Ad esondare, ieri, è stato anche il Navile, alluvionando ancora (ma in un altro punto, nella frazione di Castello) il Comune di Castel Maggiore.

Nella giornata di ieri gli stessi territori alluvionati a febbraio hanno rischiato il bis. La piena del Reno è transitata tra le 16.00 e le 18.00 e l’apprensione di cittadini e autorità è stata molta. Gli argini, per fortuna, per il momento hanno retto. I problemi, però, non sono mancati in altre zone. L’argine del Savena in zona Boschi di Baricella è statosottoposto a rottura controllata per permettere alle acque di allagare i campi, ma a Bologna ha esondato in zona Parco dei Cedri. I canali collegati al fiume Reno ad Anzola dell’Emilia hanno tracimato.

Alluvioni: il rischio e l’emergenza non sono finiti

Questa mattina a Bologna si è tenuto un briefing tra metereologi, protezione civile e autorità per fare il punto della situazione e fronteggiare i rischi delle prossime ore. In particolare, è stata diramata una nuova allerta rossa per una nuova ondata di precipitazioni che colpirà soprattutto il settore occidentale della regione, ma che porterà piogge significative anche nel bolognese.
“La nostra valutazione è che nelle prime settimane di novembre sia piovuto il 50% in più rispetto alla media mensile – spiega ai nostri microfoni Sandro Nanni, responsabile di sala operativa e centro funzionale di Arpae – mentre il mese di ottobre era stato abbastanza siccitoso”.
In questo 2019, in particolare, sono stati due i mesi che hanno segnato un’anomalia consistente rispetto alle piogge: maggio e novembre.

ASCOLTA L’INTERVISTA A SANDRO NANNI:

Come funziona il sistema idraulico bolognese

Per capire come funziona il sistema idraulico del territorio bolognese ci siamo rivolti ad Alessandra Furlani, responsabile comunicazione del Consorzio della Bonifica Renana.
“È un sistema articolato e complesso, caratterizzato da una separazione tra le acque naturali della montagna e quelle della pianura”, spiega Furlani. In particolare, i corsi d’acqua naturali, come il Reno, l’Idice e altri fiumi e torrenti servono solitamente allo smaltimento delle acque appenniniche, mentre il sistema idraulico della pianura, curato dalla Bonifica Renana stessa, è composto da canali artificiali. Nello specifico si parla di 2000 kilometri di canali artificiali, 26 impianti idrovori di sollevamento e 26 casse d’espansione.

“Solitamente, in condizioni normali – osserva Furlani – il reticolo artificiale di bonifica aspetta che passino nei corsi d’acqua naturali le piene di montagna, che arrivano prima perché portano dietro lo scioglimento delle nevi e hanno pendenza; le acque di pianura vengono stoccate nei canali e nelle casse di espansione e, finita la piena dei corsi d’acqua naturali, entrano a loro volta nel Reno e nei corsi naturali per essere smaltite”.
Quello che è accaduto nei giorni scorsi, però, ha impedito che questo meccanismo funzionasse, sia perché è piovuto tanto sia in Appennino che in pianura, ma anche perché la rottura dell’argine dell’Idice ha riversato nei canali artificiali già quasi pieni un’ingente mole di acqua.

Alluvioni: le cause sono cambiamenti climatici e consumo di suolo

Le due alluvioni nella Bassa bolognese evidenziano una volta di più gli effetti della crisi climatica. Sono molteplici i fattori che hanno prodotto l’emergenza attuale e quella dello scorso febbraio, ma oltre a quelli contingenti ve ne sono altri a monti, dovuti in larga parte all’azione antropica.
In particolare, molto di quello che sta accadendo riguarda un cambiamento significativo all’interno del bilancio delle precipitazioni sul nostro territorio. Se il saldo annuale non ha registrato variazioni significative, a cambiare negli ultimi anni sono stati i periodi e l’intensità delle precipitazioni, che si concentrano e aumentano di violenza. Questo comporta un’alternanza di periodi siccitosi e periodi di intense precipitazioni, che il sistema idrico attuale non riesce a sostenere. Inoltre le temperature più alte in montagna provocano lo scioglimento delle neve, accelerando l’arrivo in pianura delle acque montane.

Ancor più evidente è l’origine antropica di un altro fattore, il consumo di suolo. Negli ultimi decenni in tutta l’Emilia Romagna è aumentata a dismisura la superficie impermeabile, riducendo quella disponibile all’assorbimento delle precipitazioni. In altre parole, cementificando il territorio l’acqua confluisce tutta nei canali e nei corsi esistenti, aumentandone il volume e, di conseguenza, anche i rischi di esondazione ed alluvione.
La regione Emilia Romagna è quarta, a livello nazionale, per consumo di suolo. A certificarlo sono i dati di Ispra, secondo cui, nel solo 2018, sono 381 gli ettari cementificati lungo la via Emilia.
“La bonifica della pianura è stata ultimata negli anni ’30 del Novecento – sottolinea Furlani – quando non c’era l’urbanizzazione attuale”.

“Non si può parlare di cambiamenti climatici in presenza di un singolo evento – precisa Nanni – Ma se con frequenza quasi annuale si verificano fenomeni simili, magari in zone diverse del territorio, come alluvioni nel parmense, nel piacentino, esondazioni a Brescello o alluvioni nel bolognese, siamo in presenza di indicatori che vanno in quella direzione”.

ASCOLTA L’INTERVISTA AD ALESSANDRA FURLANI: