Dopo la bocciatura dei lavoratori all’accordo sulla compagnia aerea, alcuni rumors vedrebbero Lufhtansa interessata ad Alitalia, ma con un “cura” da 9mila licenziamenti. Come si è prodotta la situazione attuale? Di chi sono le responsabilità? L’opinione dell’economista Marta Fana.

Il piano di tagli e licenziamenti sottoposto ai lavoratori di Alitalia è stato bocciato dal 67% dei partecipanti al voto e per la compagnia aerea si è così aperta la strada del commissariamento. Le probabilità del fallimento aumentano, anche perché il governo ha chiuso la strada alla nazionalizzazione.
Alcuni rumors diffusi sulla stampa vorrebbero la compagnia portoghese Lufhtansa interessata ad un’acquisizione, ma l’eventualità non sarebbe indolore. Sarebbero infatti 9mila i licenziamenti richiesti.

“L’accordo firmato dai sindacati confederali – osserva ai nostri microfoni l’economista Marta Fana – era l’ennesimo accordo lacrime e sangue sulle spalle dei lavoratori. Quello che hanno fatto i lavoratori, che fino ad oggi hanno sempre accettato i vent’anni di crisi aziendale, è stato dire che la dignità non si svende anche stavolta“.
Il referendum sull’accordo, dunque, si è presentato come una forma di ricatto – o così o si chiude – che è stato respinto, proprio come è successo con i dipendenti Almaviva.

La ricapitalizzazione di Alitalia, dunque, non ci sarà. Al suo posto un ulteriore tentativo di vendita a capitale straniero che, osserva Fana, negli anni non ha risolto nulla in termini di strategia.
Proprio questo tema attiene alla politica industriale che si è portata avanti in questi anni nella compagnia. “Alitalia è stata dismessa e venduta più volte con profitti fatti dai privati, da Colaninno in avanti. Non si capisce perché tutti questi grandi strateghi della gestione d’impresa sono stati remunerati milionariamente senza che abbiano mai pagato nulla”.

La gestione fallimentare della compagnia, sottolinea l’economista, ha visto scelte strategiche sbagliate, su cui tra l’altro i lavoratori non hanno mai avuto voce in capitolo. “Non è colpa dei lavoratori – insiste – perchè non hanno mai avuto una democrazia economica perché sulle scelte non avevano possibilità di intervenire. Dall’altro lato, però, ne devono pagare tutti i costi”.
Costi che ricadono su tutta la cittadinanza, dal momento che le risorse messe dallo Stato per la vendita ai privati sono risorse della collettività.

Il punto, per Fana, è che cosa si vuole fare di Alitalia e qual è il suo ruolo all’interno del mercato del trasporto aereo. In particolare sarà importante capire se il governo vorrà svendere la società al miglior offerente o avrà un approccio diverso. “A differenza di altre società, per la compagnia aerea è possibile anche una scomposizione dei vari pezzi aziendali”.