Sono giorni di mobilitazione anarchica, questi ultimi, in difesa di Alfredo Cospito, l’anarchico torinese recluso in regime di 41 bis nel carcere di Sassari.
Ieri, davanti a diversi tribunali d’Italia, tra cui quello di Bologna, si sono tenuti presidi per chiedere che venga abrogata la misura del carcere duro, per la prima volta comminata ad un anarchico in seguito alla tesi associativa del Tribunale di Torino, primo e unico in Italia.
Domani, 3 dicembre, una mobilitazione è prevista anche a Firenze.

La storia di Alfredo Cospito fino al 41 bis

La vicenda giudiziaria di Alfredo Cospito, anarchico torinese, comincia diversi anni fa. Nel 2014 venne condannato a dieci anni e otto mesi di reclusione per aver gambizzato nel maggio del 2012 a Genova Roberto Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo nucleare, azione rivendicata dalla sigla «Nucleo Olga Fai-Fri». Si tratta di una federazione anarchica informale, poiché il movimento anarchico, per sua definizione, non ha strutture gerarchiche. Questo, come vedremo, è un elemento importante che però non è stato preso in considerazione nel comminargli il 41 bis.

La posizione giudiziaria di Cospito si è aggravata successivamente, quando fu processato anche per gli attentati dinamitardi alla Scuola Allievi Carabinieri di Fossano avvenuti nel giugno 2006 in orario notturno e senza causare né morti né feriti.
L’accusa, però, fu molto grave poiché l’azione venne ritenuta un attentato al corpo dello Stato e la condanna prevede l’ergastolo ostativo, cioè senza fine della pena. Si tratta di una fattispecie di reato pensate per constrastare con maggiore efficiacia le organizzazioni mafiose e comminato per reati particolarmente gravi come mafia e terrorismo. La storia processuale italiana, però, ci racconta come i responsabili di gravi stragi mafiose o terroristiche non siano incorsi in questa condanna.

Da aprile scorso, però, a Cospito è stato applicato il 41 bis, un regime detentivo sempre pensato per i mafiosi per impedire che dal carcere potessero impartire ordini e istruzioni ai sodali all’esterno.
«La decisione del processo torinese – spiega Flavio Rossi Albertini, avvocato difensore di Cospito, ai microfoni di Mezz’ora d’aria, trasmissione in onda sulle nostre frequenze – fa sì che sussista il presupposto di un’associazione a delinquere e pertanto la possibilità di porre un soggetto come Alfredo Cospito al 41 bis, poiché ritenuto un soggetto pericoloso che avrebbe potuto fornire indicazioni ai sodali all’esterno».

L’avvocato, però, racconta anche quali sarebbero i documenti che avrebbero indotto i giudici torinesi a ritenere che l’anarchico agisse in associazione terroristica con altre persone: «Si tratta di un documento del 2006 che individuava almeno in otto persone i componenti della Fai. Stiamo parlando di un documento che sembra una verbalizzazione di un incontro che si svolge a “Paperopoli”, a cui partecipano Qui, Quo, Qua, Paperina e Nonna Papera, questi sono i nomignoli utilizzati. Lo scritto sembra una boutade, una delle tante allegorie anarchiche, magari anche da una persona sola».

Invece i giudici hanno ritenuto che quella fosse una vera e propria verbalizzazione, compiuta in un incontro tra otto persone. «E siccome all’esito del giudizio torinese 3 sono state condannate per la Fai – aggiunge il legale – ce ne sarebbero almeno altri 5 all’esterno, in attesa di ricevere indicazioni del loro leader, mutuando una concezione marxista o di criminalità organizzata che non anarchica, che sarebbe Cospito».
Per la difesa, invece, Cospito dal carcere continuava a dire quello che pensava e che veniva pubblicato sulle riviste di area anarchica. «In questo caso stiamo parlando di reati d’opinione, lì dove c’è l’articolo 21 della Costituzione che tutela questa libertà, quindi è un terreno molto scivoloso», osserva Rossi Albertini.

Lo sciopero della fame dell’anarchico: una protesta estrema

Dal 20 ottobre Alfredo Cospito è in sciopero della fame e ciò ha prodotto un suo dimagrimento di oltre 20 chilogrammi. «È molto stanco, certamente sta iniziando ad accusare – riferisce il suo avvocato – per cui non fruisce neanche più delle due ore d’aria che sono consentite in 41 bis, che sarebbero comunque due ore d’aria in un cubicolo di cemento in cui i muri sono alti molti metri e c’è una rete metallica che offusca anche la visione del cielo».
In ogni caso, secondo l’avvocato Alfredo è determinato a proseguire la battaglia perché ritiene che una prospettiva di un ergastolo ostativo o di trent’anni di carcere in 41 bis non siano una vita, ma una lenta agonia.

Di fronte ad una prospettiva che conduce alla morte, «dal suo punto di vista – constata Rossi Albertini – tanto vale concluderla prima in un gesto estremo sia di rabbia che di protesta, con l’unico strumento che gli rimane, che è il suo corpo».
Proprio ieri, 1 dicembre, si è tenuta al Tribunale di Sorveglianza Roma l’udienza relativa al ricorso contro l’applicazione del regime di 41 bis.
Lunedì prossimo, 5 dicembre, invece a Torino ci sarà l’udienza in appello per la conferma della pena.

ASCOLTA L’INTERVISTA A FLAVIO ROSSI ALBERTINI:

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