Sei mesi di pena residua, sei di sospensione e poi più nessuna notizia. Patrizia Moretti torna a chiedere se i quattro agenti che hanno ucciso suo figlio, Federico Aldrovandi, siano tornati al lavoro. Rifiutato un accesso agli atti, ora un’interrogazione di Manconi. “Disonorata la divisa, se tornano messaggio grave”.

I quattro agenti condannati in via definitiva per l’omicidio di Federico Aldrovandi potrebbero tornare regolarmente in servizio. Anzi, a quanto ne sa la famiglia del giovane, potrebbero già essere per le strade. È quanto denuncia Patrizia Moretti, mamma di Federico, che da tempo chiede invece che quei poliziotti non tornino più al lavoro perché pericolosi.
“Dopo i sei mesi di pena residua (3 anni decurtati dall’indulto), trascorsi o in carcere o ai domiciliari e sei mesi di sospensione – racconta Moretti – non sappiamo se siano tornati al lavoro e con quali mansioni”.
Tutto ciò nonostante in molti, dall’allora capo della Polizia Antonio Manganelli al ministro Anna Maria Cancellieri, avessero promesso di tenere al corrente la famiglia sui provvedimenti disciplinari nei confronti dei quattro.

“Abbiamo tentato anche la via ufficiale, con un accesso agli atti presentato dagli avvocati – spiega la mamma di Aldro – ma ci è stato detto che il provvedimento restava interno e che non avevamo diritto a conoscerlo”.
Sul destino dei condannati per omicidio colposo, le autorità hanno spesso preso tempo. “Spesso ci è stato detto che si dovevano attendere le motivazioni della sentenza definitiva – racconta Moretti – nella quale, però, viene sottolineato che l’omicidio è colposo per colpa dei depistaggi messi in atto all’epoca da qualcuno all’interno della Questura di Ferrara, altrimenti la condanna sarebbe stata come minimo per omicidio preterintenzionale”.
La paura della famiglia Aldrovandi, quindi, è che il Ministero si aggrappi alla formalità della sentenza per far tornare in servizio i quattro agenti.

“In ogni caso hanno disonorato la divisa – sostiene Moretti – Hanno compiuto un efferato pestaggio di mezzora nei confronti di un ragazzino di 18 anni che non aveva commesso alcun reato”.
La preoccupazione, dunque, è anche per il presente: “Non so se le altre mamme sarebbero contente di sapere che i propri figli potrebbero incontrare per strada quelle persone. Farli tornare in servizio equivale a lanciare un messaggio molto grave: se ammazzi qualcuno ti fai sei mesi di sospensione e poi torni in servizio”.
La famiglia, dunque, non si accontenta di un “buffetto sulla guancia” e sottolinea come il rientro degli agenti sia una mancanza di rispetto anche “per le brave persone che sono in polizia”.
Per smuovere le cose e cercare di capire se davvero gli agenti siano tornati in servizio, il senatore Pd Luigi Manconi ha presentato un’interrogazione.

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