La Corte dei Conti ha stabilito che i quattro agenti condannati in via definitiva per la morte di Federico Aldrovandi dovranno provvedere al risarcimento del danno erariale per lo Stato. Deciso il sequestro conservativo di 1/5 dello stipendio e dei beni, a copertura di 1 milione 870 mila euro. Per la madre Patrizia Moretti “è una notizia positiva, piano piano si compone il quadro della giustizia”.

Per Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri, i quattro agenti condannati per l’omicidio di Federico Aldrovandi, è stato notificato il sequestro di un quinto dello stipendio e dei beni mobili e immobili, per una somma totale di un milione e 870mila euro, a titolo di danno erariale. Ciascuno dei quattro agenti è così tenuto a risarcire, in proprio, un danno di 467.000 euro. Il provvedimento della Corte dei Conti ha quindi accolto la richiesta formulata dalla procura regionale della Corte dei Conti per l’Emilia Romagna, confermando la sussistenza di una “grave fattispecie di danno erariale subita dal ministero dell’Interno” che nel 2010 aveva stipulato l”atto negoziale di transazione in favore degli eredi di Federico Aldrovandi per il riconoscimento dei danni”.

“È una notizia tutto sommato positiva – dice Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi – perché la responsabilità è individuale, mentre finora il risarcimento del danno era stato pagato dallo Stato, cioè da tutti”. “Sembrava non ci fossero conseguenze dopo che queste persone hanno ucciso e sono state condannate – continua Moretti – il dispositivo della Corte dei Conti va contro a questa linea, quindi la Corte ha fatto ciò che è giusto. Noi abbiamo sempre chiesto una sanzione definitiva nei confronti della divisa, è questa lo è”.

Resta, però, il fatto che i quattro agenti condannati continuino a indossare la divisa. “Se Federico è diventato un simbolo, spero che dall’altra parte l’azione della giustizia faccia sì che anche i quattro che lo hanno ucciso diventino un simbolo, un simbolo di tante ingiustizie, molte delle quali non conosciamo e non arrivano alle cronache, e ancora meno a un processo e a delle condanne”.

“Se piano piano, una tessera dopo l’altra, si compone il quadro e la giustizia arriva, ben venga, però spero che quando si sarà conluso questo quadro avremo una situazione diversa per noi e per i nostri figli”, conclude Patrizia Moretti.

Andrea Perolino