Il prossimo 30 giugno, al Teatro Manzoni di Bologna, si terrà una nuova edizione del TedX che insiste su un tema cruciale: “Giustizia ambientale e migrazioni“. L’evento è organizzato nell’ambito della campagna del progetto #ClimateOfChange di WeWorld onlus insieme al Comune Di Bologna.
Tra i tanti speech previsti per un tema centrale nel presente, ci sarà anche quello di Marica Di Pierri, giornalista, co-fondatrice del Centro Documentazione e sui Conflitti Ambientali e portavoce dell’associazione A Sud.

Giustizia ambientale e migrazioni: al TedX la causa legale contro lo Stato

«Il contributo che porterò al TedX – racconta ai nostri microfoni Di Pierri – sarà su una declinazione della giustizia ambientale, quindi parlerò di giustizia climatica, di perché i cambiamenti climatici vanno letti sotto la lente della giustizia sociale e delle diseguaglianze». E a proposito del tema della giustizia, la portavoce spiega che possono esserci due interpretazioni. Da un lato una etica, che mette al centro le conseguenze dei cambiamenti climatici nei confronti di chi già si trova svantaggiato in diverse parti del mondo, dall’altro una tecnica, con gli strumenti legali utilizzati per incidere sul decisore politico e sugli Stati.

Proprio alcune settimane fa, infatti, una cordata di associazioni ha dato vita a “Giudizio Universale“, una class action che ha portato sul banco degli imputati lo Stato italiano e la sua inadempienza nel contrasto ai cambiamenti climatici.
Dopo una prima udienza formale, il prossimo 21 giugno si terrà la seconda udienza della causa collettiva, in cui si entrerà nel merito delle questioni sollevate.
«Riteniamo che lo Stato abbia una grande responsabilità – osserva Di Pierri – Gli impegni assunti, ma ancor più le politiche varate non sono in linea con gli obiettivi dell’accordo di Parigi».

Gli impegni finora assunti contro i cambiamenti climatici sono al di sotto della media europea. Il nostro Paese non ha una legge sul clima, ma «abbiamo solo dei piani strategici – sottolinea l’attivista – che però sono solo delle buone intenzioni».
L’obiettivo della class action, quindi, è duplice: da un lato fare in modo che il tribunale dichiari che lo Stato italiano è responsabile di inazione climatica, quindi una sentenza dichiarativa, ma anche la richiesta di una condanna a moltiplicare gli obiettivi di riduzione delle emissioni, cioè una sentenza ingiuntiva.

Analoghe class action portate avanti in Europa hanno visto la vittoria degli ambientalisti nei confronti degli Stati e l’urgenza di un’azione di contrasto ai cambiamenti climatici è sempre più evidenza. «Ci stiamo confrondando già adesso con delle temperature anomale per questo periodo – constata Di Pierri – Abbiamo una siccità che già ora è un enorme problema, non solo per l’agricoltura, ma si parla anche di razionare l’acqua per usi domestici. L’Italia è un hot spot di vulnerabilità climatica, perché ha desertificazione, siccità, inondazioni costiere che la conferiscono tutti gli elementi di rischio. Siamo il sesto Paese al mondo per morti da eventi estremi climatici».

Tutte argomentazioni che arricchiscono il dossier portato in tribunale nella causa collettiva. Tuttavia il nostro Paese sembra non aver imparato la lezione, come testimoniano le politiche adottate in seguito alla crisi scaturita dalla guerra in Ucraina. «La risposta che il nostro Paese sta dando è di tutt’altro segno rispetto alla possibilità di cogliere l’occasione per accelerare la transizione energetica – conclude Di Pierri – Stiamo comprando gas da altri fornitori, stiamo riaprendo le frontiere estrattive nazionali, stiamo mandando a massima potenza le centrali a carbone. Invece non stiamo accelerando, come avremo potuto, sul fronte delle rinnovabili».

ASCOLTA L’INTERVISTA A MARICA DI PIERRI:

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