Festival

All’interno la recensione del concerto di Steve Coleman and Council of Balance al Teatro Duse

Un concerto importante, un’idea musicale che trova sintesi nella grande orchestra: così si può in estrema sintesi commentare il set di Steve Coleman col suo  “Council of Balance” presentato ieri sera al Duse di fronte ad un Teatro sold out.
In questa evoluzione del saxofonista  la pulsione rap sopravvive mutata  nei  beats  dei tempi  ricorrenti supportati dall’intero organico, con un andamento basato su quei passaggi ritmici riterati ad oltranza su quali fare volare il fraseggio bop del leader. L’estraniazione diviene poi completa quando su questi tappeti sonori si saldano i classicissimi temi alla Coleman, una sorta di scale alla Escher caratterizzati da un respiro circolare, quasi una vite musicale senza fine.
Steve Coleman è onnipresente con il suo strumento, senza dare tregua nè a se stesso, nè tantomeno al pubblico.

E’ una musica che devi ascoltarla fino in fondo, così come motivo di continua indagine sono gli assoli di contralto. Intorno a lui un organico che segue partiture ben definite, costituita da una larga sezione violini, viola e violoncello, una serie di fiati tra ottoni ed ance, una flautista e il reparto percussioni. Su queste linee prefissate vola Steve Coleman, salvo riunificarsi nel tutto in crescendi tematici di grande vitalità. Tra i meriti del gruppo segnaliamo la bella tromba di Jonathan Finlayson, unico comprimario nella front line dell’evento.
Il risultato è forte, marcato dall’ impronta storica della Mbase music del chicagoano, ma approdato ad una originalissima third stream dove si risente l’ormai imprescindibile traccia zappiana. Il ruolo dell’orchestra cresce col crescere del concerto e poco a poco l’ascolto coglie il senso del set. Sicuramente è motivo di soddisfazione per l’organizzazione l’applauso finale del pubblico, in una serata incorniciata anche dalla presenza della diretta radiofonica della Rai.
Superati i sessant’anni, Steve Coleman fa dunque parte di quella razza rara di musicisti che, ben lungi di sedersi magari sui più che meritati allori e riconoscimenti, cerca ancora strade nuove, mettendo in discussione quel patrimonio così ricco accumulato in passato, rischiando magari di deludere chi partecipi ad un suo concerto per celebrare qualcosa di già assodato ed assorbito: il prezzo della curiosità intellettuale infatti è la capacità di ripartire sempre da ciò che si conosce per spingersi comunque un po’ più in là, costa sicuramente più costa fatica ma regala grandi soddisfazioni.

Ascolta un frammento del concerto di Steve Coleman

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                per leggere i nostri reportage precedenti dal festival clicca qui 

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Who  :    Azymuth

What:      musica brasiliana    

When:      Martedì 15 novembre 2016

Where:      Bologna, Bravo Caffè, ore 22:00

Why:        Il festival ritrova il Bravo Caffè e la tradizione del brasile con gli Azymuth, gruppo che rientra nella schiera dei modernizzatori della samba. Formazione formatasi nel  1973 a Rio de Janeiro e consolidata nella carriera negli Usa, vede i suoi componenti (Fernando Moraes, tastiere; Alex Malheiros, basso elettrico; Ivan Conti, batteria) attingere sia alla tradizione dei grandi incontri tra il jazz e la musica brasileira sia a spunti colti dall’Acid Jazz: il risultato è una musica coinvolgente che sicuramente porterà la solarità del grande sud nell’autunno bolognese.

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Ascolta l’intervista a Gianluigi Toccafondo, illustratore delle locandine del Festival ed “arredatore” dell’autobus del Jazz. Allegati alcuni poster dell’artista sulla manifestazione bolognese

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Bologna la Città della Musica
Al Festival Jazz di Bologna e non solo: sotto le due torri sono passati tantissimi protagonisti della musica, dentro e fuori il jazz. Tra i tantissimi artisti che hanno calcato i nostri palcoscenici ricordiamone alcuni.

Joshua Redman: figlio d’arte, Joshua ben presto è riuscito ad uscire dall’ombra di tanto padre imponendosi per un perfetto stile solistico ed una calibrata timbrica esplicitata sia sui tempi veloci che nelle dolcissime ballads. Artista ricercato dale migliori bands (tra tutti il Bad Plus di Ethan Iverson), ha dimostrato anche una verve ricca di inventiva, come nel bellissimo ultimo album in duo con Brad Meldhau: Siamo ai vertici dunque della scena jazzistica attuale. L’anno scorso il Bologna Jazz Festival ha presentato  “JAMES FARM”, curiosa denominazione per una formazione di tutto riguardo: Joshua Redman, sax tenore e soprano; Aaron Parks, pianoforte; Matt Penman, contrabbasso; Eric Harland, batteria. Riviviamo un momento di quel concerto tenutosi  Martedì 10 novembre al Teatro Duse.

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