Giovedì 15 ottobre il regista Salvatore Mereu incontra il pubblico del Cinema Lumière per presentare il suo ultimo film Assandira. L’incontro e la proiezione, in collaborazione con il Circolo Sardegna di Bologna, si terranno nella sala Scorsese alle 21.30.
Assandira è stato presentato fuori concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ed è stato poi distribuito nelle sale italiane da Lucky Red a partire dal 9 settembre. A Bologna – città per altro in cui Salvatore Mereu, regista sardo, compie i primi studi al DAMS– il film è stato in programmazione al Cinema Odeon per più di dieci giorni. Sarà nuovamente sul grande schermo , questa volta del Lumière, in due date: il 15 e il 16 ottobre.

Una storia che parla di Sardegna al Cinema Lumière

Assandira, è una libera trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo dello scrittore e antropologo sardo Giulio Angioni (edito nel 2004 da Sellerio). La scelta di attingere dalla letteratura sarda non è una novità nell’opera di Salvatore Mereu. Come ha spiegato lo stesso regista ai nostri microfoni, leggendo la storia di Angioni, il sentimento prevalente è quello dell’indignazione per la deriva turistica che talvolta porta a calpestare anche la dignità umana in nome del profitto. Il libro di Angioni può rappresentare una sorta di profezia rispetto alle degenerazioni nell’uso delle tradizioni compiute dall’industria turistica, in Sardegna e non solo. Per Mereu, l’interesse socio-antropologico è stato solo l’input iniziale nella scelta del soggetto da sceneggiare: Assandira è in primo luogo la storia di una famiglia, una storia potente con le movenze della tragedia greca, altro tipologia narrativa a cui il film è accostabile oltre al poliziesco. Centrale è l’interesse di Mereu verso i caratteri e verso il conflitto tra padre e figlio. Assandira ci parla del rapporto tra il vecchio e il nuovo, tra tradizione e rinnovamento, tra mondi che si scontrano, come è il caso della Sardegna arcaica e dell’industria del turismo, ma anche quello del rapporto tra due personaggi principali del film, il vecchio Costantino Saru e suo figlio Mario.

Siamo all’inizio degli anni ’90 in una Sardegna non ben identificata. Sotto una pioggia incessante il magistrato inquirente Pestis (Corrado Giannetti) indaga sull’incendio doloso che ha distrutto l’agriturismo Assandira, nel quale il proprietario Mario Saru (Marco Zucca) ha perso la vita. Sul posto è rimasto solo il vecchio Costantino (Gavino Ledda), padre di Mario, il quale, fornendo delle risposte al magistrato, cerca di spiegare anche a sé stesso che cos’è successo. Attraverso i flashback viene ripercorsa la storia dell’agriturismo a partire dalla sua nascita, da quando Mario, emigrato in Germania, torna nell’isola con la moglie tedesca Grete (Anna König) e comunica al padre il proposito di aprire una sorta di fattoria didattica per adulti pensata per il divertimento dei turisti del Nord Europa, attirati dalle tradizioni pastorali sarde. Costantino, che nella vita pastorale ci è cresciuto davvero, è reticente ma alla fine viene convinto dall’insistenza di Mario e soprattutto della nuora, donna dalla cui sensualità resta ammaliato. L’attività si dimostra redditizia ma i legami tra i tre protagonisti si complicano. Seguiamo attraverso la memoria di Costantino le vicende della famiglia Saru fino all’evento catastrofico da cui la pellicola era partita.

Diplomato al Centro Sperimentale della Cinematografia di Roma, Salvatore Mereu esordisce nel 2003 con Ballo a tre passi, film a episodi premiato l’anno successivo con il David di Donatello per il miglior regista esordiente. Il secondo lungometraggio Sonetaula, presentato nel 2008 nella sezione Panorama del Festival di Berlino, è tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Fiori, mentre Bellas Mariposas, selezionato in concorso alla sezione Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia del 2012, è tratto da un romanzo di Sergio Atzeni.

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