Ad 87 è morto Carlo Flamigni, luminare di ginecologia, tra i padri della fecondazione assistita e membro per 18 anni del Comitato nazionale di bioetica.
Su Facebook il figlio Carlo Andrea lo ricorda così: “Ciao papà, speravo che questo momento non arrivasse mai, il dolore è grande almeno quanto il bene che ti ho voluto. Ma un giorno ci rivedremo prof, ne sono sicuro. Sempre nel mio cuore… sempre… sempre…”.
Autore di tantissime pubblicazioni di valore internazionale, Flamigni è stato anche direttore della clinica ostetrica dell’Università di Bologna ed ha condotto tutta la sua vita professionale seguendo il faro dell’autodeterminazione della donna.

Carlo Flamigni, il ricordo del luminare

A Forlì, dove risiedeva con la famiglia, verrà allestita la camera ardente per ricordare il professore. L’ultimo saluto sarà possibile lunedì 6 luglio, dalle 14 alle 19, e martedì 7 luglio dalle 7 alle 14. Alle 15 ci sarà un breve saluto.
A ricordare Flamigni è stato anche il sindaco di Bologna, Virginio Merola, in un comunicato di Palazzo D’Accursio in cui si ripercorre anche la breve vita politica del luminare. “Siede in Consiglio comunale dal 1990 al 2004 ed è il primo presidente del Consiglio comunale di Bologna (dal 1995 al 1999), figura istituita a seguito dell’elezione diretta del Sindaco – si legge nella nota del Comune – In questo ruolo, si conferma un innovatore e promuove tra l’altro un forum sui diritti dell’infanzia. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche, divulgative, nonché di romanzi”.

A ricordare Flamigni è anche un suo allievo, Corrado Melega, che sottolinea come il professore fosse un paladino della laicità e della libertà di scelta. Tra le battaglie a cui prese parte, infatti, troviamo quella sulla fecondazione assistita, ma anche la difesa dell’aborto, minacciata dagli attacchi della destra e del Vaticano, ma anche dall’esponenziale aumento del numero degli obiettori di coscienza. “Come succedeva per chi faceva obiezione di coscienza al servizio militare – disse in un’intervista ai nostri microfoni – bisognerebbe che il medico trovasse il modo di dimostrare la sincerità e onesta della sua richiesta. Un medico non è costretto a fare il ginecologo”.