Un ricorso al Tar contro la mancata applicazione dell’esito referendario del 12 e 13 giugno. Ato, invece di togliere il profitto dall’acqua, ha aumentato le bollette.

I comitati “Acqua bene comune” di Bologna, di Imola e dell’Emilia-Romagna, insieme alla Federconsumatori bolognese e nazionale, bussano alla porta del Tribunale amministrativo regionale (Tar) per annullare la delibera con cui l’Ato di Bologna, lo scorso 22 dicembre, ha approvato gli aumenti delle tariffe. Il ricorso, formalizzato nei giorni scorsi, è il secondo in Italia dopo quello che i comitati hanno presentato contro l’Ato toscana del Basso Valdarno (per una delibera simile, ma non identica).

La delibera contestata contiene “la riaffermazione e l’inserimento in tariffa della ‘remunerazione del capitale investito’, nonostante il referendum abrogativo del 12 e 13 giugno 2011 – spiegano i promotori del ricorso – e nonostante il decreto del presidente della Repubblica del 18 luglio 2011”. Il ricorso, che chiede sospensione ed annullamento della delibera, è rivolto contro l’Atersir, la nuova agenzia regionale che ha sostituito gli Ato provinciali, contro Hera e contro il ministero dell’Ambiente, sottolinea Maurizio Gentilini, presidente di Federconsumatori Bologna, puntando il dito contro “ogni decisione presa in contrasto con l’esito referendario”.

La delibera di Ato, in particolare, non solo “reintroduce il concetto di remunerazione del capitale investito – aggiunge Andrea Caselli, portavoce del comitato bolognese e coordinatore di quelli regionali – ma addirittura introduce una nuova voce in bolletta, costituita da cosiddetti oneri finanziari”. Una voce “inesistente nella legislazione della tariffa normalizzata e quindi illegittima ed inapplicabile”.

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