Il prossimo 2 novembre verrà rinnovato l’accordo tra Italia e Libia per il controllo dei flussi migratori. L’accordo siglato dal governo Gentiloni e, in particolare, dall’ex ministro degli Interni Marco Minniti è al centro delle critiche per il cinismo del suo impianto e per gli effetti che ha prodotto, come la reclusione arbitraria di migliaia di migranti nei centri di detenzione libici, la violazione dei diritti umani che avviene all’interno di quei centri attraverso estorsioni, torture e violenze e i respingimenti “per procura” effettuati dalla Guardia costiera libica al posto dell’Italia e dell’Europa, vietati invece dal diritto internazionale.

La discussione politica attorno all’accordo e le crescenti campagne di mobilitazione che chiedono l’abrogazione di quei patti, come la campagna “Io accolgo”, in questi giorni hanno indotto il governo ad avanzare alcune proposte di modifica del memorandum, che però oggi vengono stroncate come “maquillage umanitario” da parte di Medici Senza Frontiere (Msf), organizzazione che in questi anni è stata impegnata sia nei salvataggi in mare che nell’assistenza medica in territorio libico.

Accordo Italia-Libia: non cambia la sostanza

“Le modifiche annunciate sono irrilevanti rispetto all’impianto dell’accordo e non potranno produrre un significativo cambiamento delle condizioni di migranti e rifugiati in Libia“, scrive Msf in un comunicato. E dettaglia: “i programmi di evacuazione si fanno solo se i Paesi di destinazione accettano di reinsediare le persone; l’esperienza pratica, compresa quella di MSF, dimostra che la presenza di organizzazioni umanitarie e Nazioni Unite, in un contesto di generale difficoltà di accesso, non basta a garantire una protezione di base né a migliorare in modo sostanziale le condizioni dei centri di detenzione; i programmi alternativi di detenzione urbana non riescono a rispondere ai bisogni di sicurezza e protezione in un ambiente estremamente pericoloso, caratterizzato da scontri armati, traffico di esseri umani e violenza, e nella maggior parte dei casi hanno scarso impatto e utilità”.

“Mentre si annuncia di voler migliorare le cose con soluzioni difficilmente realizzabili – spiega ai nostri microfoni Marco Bertotto, responsabile advocacy dei Msf – si perpetuano scellerate politiche di respingimento e detenzione sulla pelle delle persone”.
L’unica soluzione umanitaria possibile, per l’organizzazione, è superare del tutto il sistema di detenzione arbitraria, accelerare l’evacuazione di migranti e rifugiati dai centri favorendo efficaci alternative di protezione, e porre fine al supporto dato alle autorità e alla guardia costiera libica che alimenta sofferenze, violazioni del diritto internazionale e l’odioso lavoro dei trafficanti di esseri umani, a terra e in mare.

Accordo Italia-Libia: le modifiche proposte

I ritocchi criticati da Msf perché inefficaci riguardano la presenza delle organizzazioni umanitarie nei centri di detenzione, il miglioramento delle condizioni nei centri governativi ufficiali, la riattivazione dei programmi di evacuazione e rimpatrio e la richiesta all’Onu di investire in programmi alternativi alla detenzione.
Il meccanismo di controllo delle frontiere esterne dell’Unione Europea, invece, rimane intatto, così come ciò che produce: respingimenti in mare e detenzione senza alcun procedimento giudiziario in terra.
Nonostante le forte critiche ricevute da più parti, l’ex ministro Minniti ha sempre rivendicato la paternità dell’accordo ed ha negato anche che l’accordo producesse violazioni dei diritti umani, anche se certificate da numerose organizzazioni internazionali.

ASCOLTA L’INTERVISTA A MARCO BERTOTTO: