Se si usa la metafora del gioco delle boccette nel biliardo, il presidente statunitense Donald Trump ha fatto filotto col cosiddetto “Accordo di Abramo“, l’intesa per la normalizzazione dei rapporti tra Israele, Emirati Arabi e Bahrain firmato a Washington. In un sol colpo, il tycoon americano ha conseguito un risultato utile per la campagna elettorale delle presidenziali del prossimo 3 novembre, ha messo all’angolo l’Iran e ha chiuso la questione palestinese. In altre parole: ha ridisegnato il Medio Oriente, non necessariamente (come esultano oggi alcuni opinionisti sui media italiani) nel segno della pace. “Questo fa parte della retorica delle dichiarazioni – osserva ai nostri microfoni il giornalista Michele Giorgio, inviato de Il Manifesto – Emirati e Bahrain non sono mai stati in guerra con Israele”.

Palestina cancellata e Iran isolato: la vittoria di Trump

Spacciato come soluzione per disinnescare l’annessione unilaterale di terre palestinesi da parte di Israele, l’accordo siglato ieri a Washington ha una portata e obiettivi ben diversi.
Da un lato, infatti, non fermerà l’erosione di territori palestinesi da parte di Israele, che con ogni probabilità procederà come ha fatto finora, attraverso nuove colonie e il successivo riconoscimento.
Non è un caso, dunque, che l’accordo sia stato definito da parte palestinese come “una coltellata alla schiena” e che in contemporanea con la firma a Washington da Gaza sia partito un disperato lancio di razzi.

Un secondo elemento riguarda un ulteriore riconoscimento che Israele riceve come Stato in Medio Oriente. Emirati e Bahrain, che non sono mai stati particolarmente interessati alle sorti della Palestina, si aggiungono a Egitto e Giordania che già riconoscono il Paese guidato da Benjamin Netanyahu. Non è escluso, inoltre, che l’Arabia Saudita, spinta proprio da Trump, segua l’esempio. Se il vecchio re Salman al momento ha posto come vincolo l’approvazione del piano di pace con i palestinesi proposto nel 2002, le mire del rampollo ereditario Mohammed bin Salman potrebbero sacrificare definitivamente la Palestina. Utilizzando un’altra metafora, nell’accordo di Abramo non è detto che intervenga un angelo per fermare il sacrificio del figlio Isacco.

Il vero bersaglio dell’accordo, però, sembra l’Iran, che in questo modo viene completamente isolato. È questo uno degli aspetti più importanti dell’accordo, che si potrebbe concretizzare sotto forma di protezione militare.
“È chiaro che c’è un riconoscimento da parte di questi Paesi arabi della superiorità militare, economica e tecnologica di Israele – osserva Giorgio – Israele quindi diventa la superpotenza regionale che garantisce la protezione ai nuovi alleati, anche di riflesso sull’atteggiamento americano, che potrebbe conferire ad Israele un incarico di fatto in questa direzione. Una difesa da chi? Ovviamente dall’Iran che è il nemico comune”.

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