Il voto del Parlamento europeo sui porti chiusi, i decreti Salvini ancora intatti, i tagli all’accoglienza che vanno avanti. Chi si era illuso che con l’autoesclusione della Lega dal governo italiano le politiche migratorie sarebbero cambiate, rischia di fare una doccia fredda. Il problema non ha mai riguardato solo l’Italia, ma l’Unione europea nella sua interezza dove, con sfumature e accenti diversi, continua a prevalere la xenofobia. Le conseguenze le conosciamo già: morti in mare, restrizione dello stato di diritto, ma anche perdita di posti di lavoro.

Porti chiusi e criminalizzazione delle ong: il voto europeo

Il 24 ottobre al Parlamento europeo di Strasburgo si è manifestata nitidamente un’alleanza che, nelle narrazioni politiche e nelle ricostruzioni mediatiche, sembrava non esistere: quella tra conservatori, Ppe e sovranisti. Gli eurodeputati hanno bocciato la risoluzione intitolata “Operazioni SAR nel Mediterraneo”, con cui si difendevano le operazioni di salvataggio e si chiedeva agli Stati, in modo non vincolante, di aprire i porti alle ong.
Due i voti di scarto: i no sono stati 290, i sì 288. Decisiva per la bocciatura del testo è stata l’astensione del M5S, che è valsa ai grillini l’accusa di continuità con la Lega da parte dei colleghi di governo di Pd e Italia Viva. Tra le esponenti dem ad aver criticato aspramente il M5S c’è l’ex ministra Valeria Fedeli, che su Facebook accusa i colleghi di governo di “replicare gli errori del passato”.

In questa vicenda, però, il Pd non può dirsi vergine o recitare la parte dell’innocente. A ricordarcelo sono le dichiarazioni di dieci giorni fa dell’ex ministro degli Interni Marco Minniti, che non solo non ha mostrato pentimento per aver ridotto, insieme al collega Andrea Orlando, i gradi di giudizio per il riconoscimento della protezione internazionale e per aver siglato l’indicibile accordo coi tagliagole libici, ma propone di rinnovarlo. “In pieno allarme rosso, con il rischio di una drammatica crisi umanitaria e della liberazione in Siria di migliaia di foreign fighter che per tornare in Europa possono passare dalla Libia – ha detto Minniti – strappare unilateralmente gli accordi con Tripoli può destabilizzare ancora di più”.

Decreti sicurezza, il ritardo nelle modifiche

Lo scorso week end la campagna “Io accolgo” ha raccolto firme per l’abrogazione dei decreti Salvini, ormai da tempo diventati legge, e per la cancellazione degli appena citati accordi con la Libia.
L’appello avanza anche alcune proposte: la reintroduzione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari e l’iscrizione anagrafica, la riapertura dell’accesso dei richiedenti asilo al sistema di accoglienza Sprar, la fine delle morti in mare e della criminalizzazione delle ong e la fine dei respingimenti in Libia, frutto appunto degli accordi con l’Italia.

La campagna “Io accolgo” è finita nel mirino della leghista Lucia Borgonzoni, che l’ha criticata sostenendo che, dall’approvazione dei decreti sicurezza, i morti in mare e gli sbarchi siano diminuiti.
“Bisogna saper leggere bene i dati e, ogni tanto, uscire dalla propaganda – risponde Rossella Vigneri di Arci, capofila della campagna – I migranti sono finiti nelle mani della Guardia Costiera libica, che li respinge nei centri di detenzione che l’Unhcr considera veri e propri campi di concentramento, e il rapporto tra morti e partenze è passato da 1 a 50 ad 1 a 35″.

ASCOLTA L’INTERVISTA A ROSSELLA VIGNERI:

Eppure la modifica dei decreti sicurezza che portano la firma di Matteo Salvini fu presentata come uno degli elementi di discontinuità principali che portarono alla nascita del governo Conte bis. Una discontinuità che nelle prime settimane di vita del nuovo governo fu addirittura cavalcata dal premier Giuseppe Conte, uscito in apparenza vincitore dal vertice di Malta.
La manovra economica ha però progressivamente catalizzato l’attenzione ed ecco che la modifica ai decreti è stata volentieri fatta slittare in basso nella lista delle priorità dell’attuale esecutivo. Una certa urgenza, al contrario, è testimoniata dai dati del Dossier Statistico Immigrazione: i decreti Salvini hanno fatto scivolare tante persone nell’irregolarità, emarginandole ed esponendole alla persuasione della criminalità organizzata.

Accoglienza: non cambiano i tagli di Salvini

Il prossimo 31 ottobre, a Bologna, scadranno i contratti per la gestione dei Centri di Accoglienza Straordinaria (Cas). La Prefettura di Bologna lo scorso 8 ottobre ha pubblicato una richiesta di manifestazione di interesse per strutture di accoglienza con una capienza complessiva di 800 posti.
Quello che sta succedendo sotto le Due Torri è un vero e proprio braccio di ferro tra il governo (rappresentato dalla Prefettura) e le cooperative che in questi anni hanno gestito il servizio. Il 31 dicembre scorso, infatti, è scaduto il contratto di gestione, che è stato prorogato fino al 28 febbraio. In quel momento le cooperative hanno scelto di disertare il nuovo bando, dal momento che le condizioni imposte avrebbero peggiorato l’accoglienza, sia in termini di sostenibilità economica che di qualità dei servizi offerti. Di fronte al rifiuto, la Prefettura ha proceduto in questi mesi con proroghe, assegnazioni dirette ed altri strumenti, ma ora è intenzionata a non mediare più.
Il nuovo bando prevede che i famosi 35 euro al giorno per richiedente asilo pagati all’ente gestore scendano sensibilmente, in linea con il capitolato voluto da Salvini. Come si legge nel documento, la quota pro-capite varia, a seconda del tipo di struttura, dai 18 ai 23 euro. Anche in questo caso le cooperative bolognesi hanno scelto di disertare.
Le conseguenze, che già hanno cominciato a manifestarsi in questi mesi, sono un taglio dei servizi non considerati minimi, come le scuole di italiano o gli accompagnamenti sanitari e più in generale tutto ciò che va oltre il semplice sostentamento e attiene all’integrazione. Un altro significativo contraccolpo riguarda i posti di lavoro. Alcuni sono già andati persi, in altri casi operatrici e operatori si sono visti ridurre il monte ore, ma ora il rischio è che decine di lavoratrici e lavoratori dell’accoglienza bolognese perdano il posto. Una stima approssimativa parla di circa 70 persone.

Il sindacato Adl Cobas sta monitorando la situazione, fa sapere ai nostri microfoni Tiziano Ghidelli, ed è pronto ad organizzare nuove mobilitazioni. Una di queste è già in calendario per il 9 novembre. A Roma, infatti, si terrà una manifestazione nazionale contro i decreti sicurezza che, oltre alla parte che riguarda l’immigrazione e l’accoglienza, contiene fortemente repressive anche nei confronti di lavoratori in sciopero e manifestazioni.

ASCOLTA L’INTERVISTA A TIZIANO GHIDELLI:

Lo scorso giugno la Prefettura di Bologna ha comunicato all’improvviso che avrebbe chiuso l’hub regionale di via Mattei, un centro di smistamento dove i richiedenti asilo transitavano prima di essere inseriti in una struttura di accoglienza. La motivazione addotta riguardava non meglio precisati lavori di ristrutturazione, ma a molti il gesto sembrò una sorta di ritorsione contro il mondo dell’accoglienza bolognese che non voleva abbassare la testa. A seguito di una coraggiosa mobilitazione cittadina, i migranti non furono deportati a Caltanissetta, come inizialmente previsto dalla Prefettura, ma vennero ricollocati in diverse strutture dell’Emilia Romagna.

Un’ottantina fra lavoratrici e lavoratori, però, persero improvvisamente il posto. La forza della mobilitazione portò all’apertura di un tavolo presso la Città Metropolitana, dove si giunse ad un accordo sul ricollocamento lavorativo di quelle persone. Oggi l’Unione Sindacale di Base (Usb) fa sapere che quegli accordi sono stati disattesi, sia da parte delle cooperative che da parte delle istituzioni, il cui impegno si è concretizzato in semplici dichiarazioni e prese di posizione.
“Non abbiamo notizie pubbliche e trasparenti su come siano stati gestiti i ricollocamenti e se siano avvenuti – osserva Chiara Marconi di Usb – ma gli operatori hanno dovuto affrontare da soli con le cooperative questo passaggio”.
Come se non bastasse, anche il sistema Sprar vede nubi e incertezze all’orizzonte. Il prossimo 31 dicembre scadranno i progetti per i centri Sprar cittadini, ma non si hanno notizie su quello che accadrà dopo.
La nuova denominazione dell’accoglienza diffusa ora è Siproimi e, in virtù della legge Salvini, non potranno accedervi i richiedenti asilo, ma solo chi è già titolare di protezione internazionale.

ASCOLTA L’INTERVISTA A CHIARA MARCONI DI USB: