Non sono solo le carceri e le fabbriche a ribellarsi agli assembramenti potenzialmente pericolosi in questa situazione di emergenza sanitaria. Coordinamento Migranti di Bologna accende i riflettori sul sistema dell’accoglienza e in particolare sul centro di accoglienza straordinaria (ex hub ed ex cie) di via Mattei, su quello di Villa Aldini e sullo Zaccarelli. I richiedenti asilo accolti in queste strutture sono tanti e vivono a stretto contatto, ma anche gli operatori e le operatrici che vi lavorano sono esposti.

Accoglienza: l’appello a Prefettura e Comune

“La modifica del sistema di accoglienza dei richiedenti asilo inscritta nella legislazione cd. emergenziale di cui al DL 113/2018 – si legge nel testo dell’appello – ha condotto ad assiepare le persone in posti angusti, rendendo di per sé inadeguate le misure destinate alla loro assistenza, tanto più adesso che occorrerebbe preservare la loro salute, come delle lavoratrici e dei lavoratori”.
Al tempo stesso, l’invito dello Stato è rimanere ognuno nelle proprie abitazioni per spezzare la catena del contagio, ma è palese che sia del tutto inconferente rispetto ad una struttura, quale l’ex Hub Mattei, in cui le persone sono costrette a convivere in assembramenti che vanno nel senso opposto alle prescrizioni legali. Analoga situazione di sovraffollamento o di forzata vicinanza è riscontrabile nelle strutture di Villa Aldini e del Centro Zaccarelli.

“Al centro Mattei le condizioni sono precarie già da prima dell’emergenza – spiega ai nostri microfoni Lorenzo di Coordinamento Migranti – Le persone dormono ammassate in 10 o 15 in stanze o container senza finestre e non sappiamo se, nel caso si registri qualcuno di positivo, ci sia la possibilità di metterlo in isolamento. Inoltre, alcuni migranti lavorano all’Interporto o in altre fabbriche ed hanno contatti con altre persone, poiché la produzione industriale non è stata fermata dai decreti”.

Per questo motivo, si chiede che la Prefettura di Bologna ed il Comune di Bologna, ognuno per la parte di competenza, individuino immediatamente altre strutture alloggiative, di piccole dimensioni, più adeguate a garantire la salute degli ospiti, nonché dei lavoratori addetti all’accoglienza.
Farlo è possibile, sottolineano gli appellanti, perché l’emergenza coronavirus consente deroghe alla normativa in materia di appalti, con affidamento diretto a soggetti in grado di garantire a tutti la complessiva salute pubblica.
Tra le richieste, c’è anche quella di un incontro per individuare immediate soluzioni alla grave criticità denunciata dal Coordinamento Migranti.

Alla richiesta di Coordinamento Migranti si associano tante realtà che operano nell’accoglienza o si occupano di immigrazione: Asgi, Avvocato di strada, Hayat onlus, Trama di terre, Associazione Bianca Guidetti Serra, Appenino Migrante, Associazione Benininesi per la fraternità, Associazione Lavoratori Marocchini in Italia, Associazione Senegalese Chaikh/Anta Diop, Caritas Diocesana, Comunità del Sierra Leone, Comunità Gambiana, Comunità Nigeriana, Comunità Pakistana, Coordinamento Eritrea Democratica, Diaspora Guineana dell’Emilia-Romagna, Diaspora Ivoriana dell’Emilia-Romagna, Yeredemeton Comunità Maliana e Usb.

ASCOLTA L’INTERVISTA A LORENZO: