Era stato indicato come un tema dirimente per la nascita del governo Pd-M5S, poi era finito nel dimenticatoio, al punto che la rete di associazioni “Io Accolgo” aveva lanciato una petizione per sollecitare l’esecutivo. Ora il governo, in particolare la ministra degli Interni Luciana Lamorgese, ha annunciato che metterà mano agli ex decreti, ora legge, che portano il nome di Matteo Salvini in tema di migranti e sicurezza. E, sempre secondo le promesse, dovrebbe proprio essere proprio il mese di gennaio quello in cui verranno modificate alcune misure contenute nelle leggi, che non verranno però completamente abrogate.
La sola promessa di modifica, però, manda su tutte le furie il leader leghista, che si dice pronto a raccogliere un milione di firme per un referendum proprio sui temi dell’immigrazione e della sicurezza.

Accoglienza: occorre fare presto perché perde pezzi

Le modifiche annunciate da Lamorgese sono molto attese da tutto il mondo dell’accoglienza, che in questi mesi ha retto e reagito all’impatto prodotto dalle leggi Salvini. Un po’ ovunque in Italia, infatti, il settore ha iniziato ad essere smantellato, con il conseguenze peggioramento delle condizioni di richiedenti asilo e rifugiati, ma anche con la perdita di migliaia di posti di lavoro.
Il “piano diabolico” di Salvini e delle sue leggi era chiaro: smantellare l’accoglienza diffusa, ritornare ai grandi centri con alte concentrazioni di migranti, tagliare tutti i servizi propedeutici all’integrazione, in modo da creare nuovo allarme sociale da capitalizzare.

Una profezia che si sta puntualmente avverando, come fotografa un rapporto di ActionAid e OpenPolis. “La sicurezza dell’esclusione” è il titolo dello studio, che denuncia la sparizione dei piccoli centri (CAS) per l’accoglienza diffusa e rivela il rifiuto del Terzo Settore a diventare mero controllore dei migranti, attraverso la diserzione di cooperative e associazioni dai bandi delle prefetture.
“Le ragioni sono di due tipi – ha spiegato Stefano Trovato dell’esecutivo del Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza (Cnca) – Da un lato la questione economica, perché molti gestori non ritengono più sostenibili le quote procapite stabilite dalla legge Salvini, specialmente nei centri di accoglienza diffusa che non hanno possibilità di fare economia di scala; dall’altro una ragione politica, perché i gestori non vogliono fare ‘albergaggio’, ma intendono la propria professione come uno strumento per l’integrazione”.

Il rapporto segnala che i casi di maggiore diserzione dai bandi si registrano in Toscana ed Emilia Romagna.
“Emblematico il caso di Livorno – si legge in un comunicato di ActionAid e OpenPolis – dove gran parte dei bandi per l’accoglienza sono andati deserti: dopo il fallimento del primo bando, la prefettura non ha ritenuto di pubblicarne di nuovi e ha invece deciso di trasferire altrove i migranti presenti nei centri che sono stati chiusi. Su 1.000 posti messi a bando dopo l’approvazione del dl sicurezza solo 564 sono stati effettivamente assegnati. Nella provincia di Firenze, dove era stato sperimentato positivamente il modello di accoglienza diffusa in tanti piccoli centri che accoglievano i migranti per lo più in appartamenti, le nuove gare hanno portato inizialmente alla firma di solo 3 convenzioni per un totale di 285 posti sui 1.800 inizialmente offerti”.

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