La notizia è circolata ieri: l’1 novembre, in occasione della festività di Ognissanti, la Comunità Papa Giovanni XXIII terrà una preghiera per i “bambini mai nati” alla Certosa di Bologna e in altri sette cimiteri dell’Emilia Romagna, del Piemonte e del Friuli Venezia Giulia.Per l’associazione cattolica, dunque, la celebrazione è un’occasione per ribadire la contrarietà all’aborto, che in Italia è regolamentato dalla legge 194. Nella visione del gruppo religioso il feto è equiparato ad un bambino e l’interruzione di gravidanza ad un infanticidio.

Preghiera antiabortista: la risposta femminista

Le iniziative antiabortiste si sono intensificate negli ultimi anni ed hanno anticipato il raduno integralista del Congresso della Famiglia, svoltosi a Verona dal 29 al 31 marzo scorsi.
Le azioni assumono spesso modalità invasive ed intimidatorie, con presìdi davanti agli ospedali per esercitare pressioni e dissuadere le donne che si recano ad abortire.
Bologna non è esente da questi fenomeni. Diversi sit-in di gruppi cattolici si sono tenuti davanti all’ospedale Sant’Orsola ed hanno provocato la risposta laica e femminista con contro-presìdi della campagna Yo Decido.

“La prima riflessione che viene attorno a queste iniziative è quella relativa al linguaggio – osserva ai nostri microfoni Deborah di Mujeres Libres di Bologna – I gruppi antiabortisti usano sempre terminologie positive, come pro-life, preghiere per i bimbi mai nati o anche i ‘cimiteri degli angeli’, luoghi di seppellimento dei feti. Questo linguaggio è insidioso e pericolosissimo e occorre sempre smascherarlo”.

Tutto gira sempre intorno al controllo dei corpi e alla colpevolizzazione della donna, della cui vita, libertà e possibilità di autodeterminarsi non interessa ai gruppi antiabortisti, interessati solo a “salvare” le possibili vite.
I movimenti cattolici antiabortisti, in questi anni, hanno dimostrato una grande permeabilità all’infiltrazione dell’estrema destra. A Bologna e non solo i presìdi e le manifestazioni di queste organizzazioni erano partecipate anche da esponenti di Forza Nuova.

Aborto, anche in Emilia Romagna aumentano gli obiettori

Lo scorso 9 ottobre sono stati pubblicati i dati sulle interruzioni di gravidanza in Emilia Romagna. Nel 2018 sono stati effettuati 6874 aborti, in diminuzione del 4% rispetto all’anno precedente e la quota più bassa in assoluto dal 1980.
A crescere preoccupantemente, però, è il numero degli obiettori di coscienza, che anche nella nostra regione hanno raggiunto il 55,5% dei medici e il 32,2% degli anestesisti. Un dato più basso del 68,4% della media nazionale, ma comunque da osservare con attenzione.
Non sempre l’obiezione di coscienza è motivata dal credo religioso o dall’etica. Anche se non dichiarate, le ragioni spesso attengono ai carichi di lavoro e all’opportunità di fare carriera in strutture sanitarie la cui dirigenza è in mano ad esponenti cattolici.

“Dobbiamo portare l’attenzione sull’articolo 9 della legge 194, quello che consente l’obiezione di coscienza – sottolinea l’esponente di Mujeres Libres – Non possiamo permetterci che si torni all’aborto clandestino, perché le donne hanno sempre abortito e continueranno a farlo. Non è possibile che oggi nelle strutture pubbliche ci siano lavoratori pagati che si rifiutano di fare una parte delle loro mansioni”.

ASCOLTA L’INTERVISTA A DEBORAH DI MUJERES LIBRES: