«Resistiamo al cambiamento climatico» è questo il titolo del convegno che ha avuto luogo in un liceo delle Scienze Umane di Grosseto, l’Antonio Rosmini, il 1 giugno 2022. All’apparenza un incontro sul tema del riscaldamento globale come se ne svolgono tanti nelle scuole superiori italiane, se non fosse per il curioso panel di ospiti. Gli esperti scelti dall’istituto toscano, infatti, sono in gran parte fautori di posizioni quantomeno eterodosse sui temi ambientali. A denunciare l’accaduto è il portale specializzato Climalteranti.it, che scrive: «Quasi tutti i relatori non sono autori di pubblicazioni scientifiche sul tema del cambiamento climatico, ma solo di libretti autoprodotti in cui hanno raccontato opinioni ampiamente sconfessate dai dati scientifici, dalle pubblicazioni su riviste ad alto impatto e dai rapporti IPCC, e a tratti persino ridicole (ad esempio si veda “L’illusione dell’energia dal sole” di Franco Battaglia)».

«Riscaldamento globale bufala»: tornano i convegni dei negazionisti del cambiamento climatico

Tra i personaggi curiosi che risultano nell’elenco dei relatori c’è Roberto Madrigali, ex metereologo dell’emittente locale Telemaremma e attualmente autodefinitosi «divulgatore web». Sul suo sito è spiegata la «Teoria Madrigali»: la terra secondo, l’ex presentatore tv, non si starebbe riscaldando, ma al contrario raffreddando, tanto da portarci sull’orlo di una nuova era glaciale. E la colpa non è delle attività umane, ma della Luna, unica vera regolatrice del clima terrestre. Un’ipotesi che per ammissione dello stesso Madrigali non gode di alcun consenso nella comunità scientifica («anni di ricerche semi-clandestine, suffragate dai fatti ma ignorate da una grossa fetta della comunità scientifica internazionale» scrive a proposito del suo lavoro) ma comunque meritevole di essere presentata a studenti e studentesse secondo il liceo organizzatore.

C’è poi Enzo Ragusa, presentato come «amministratore del sito Attività Solare». In un suo articolo di qualche tempo fa si diceva convinto che sia «certamente vero che la concentrazione di anidride carbonica abbia raggiunto i più alti livelli da 800.000 anni a questa parte ma la quota prodotta dall’uomo è così contenuta che se anche la razza umana si estinguesse domani, il clima non ne risentirebbe affatto». Nuovamente un’affermazione smentita dalla totalità della comunità scientifica. E a chi chiede come si spieghi allora il contestuale aumento delle temperature, Ragusa pronto risponde citando il titolo del suo blog: «le risposte sono molteplici ma principalmente riconducibili o a fenomeni esogeni quali la variabilità periodica dell’attività solare e la variazione periodica dell’asse terrestre o a fenomeni endogeni quali l’attività vulcanica».

Nel panel compaiono anche personaggi inseriti nel mondo accademico. Ad esempio il celebre e discusso fisico Franco Battaglia, o il docente di scienze della terra Nicola Scafetta. Sui curricula di entrambi interviene nuovamente il portale Climalteranti. «Solo uno dei relatori, Nicola Scafetta, risulta autore di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali sul tema del cambiamento climatico, molte delle quali pubblicate su riviste di second’ordine, pesantemente criticate dagli esperti del settore per la quantità di errori presenti (si veda qui per l’ultima pesante stroncatura). Nessuna delle recenti tesi del prof. Scafetta è presa in considerazione dal Sesto rapporto di valutazione dell’IPCC». La lista degli ospiti comprende esclusivamente uomini. Unica donna ad intervenire, almeno a giudicare dalla locandina, è l’assessora all’ambiente Simona Petrucci, in quota Fratelli d’Italia.

Il caso di Grosseto, per quanto eccezionale, non è l’unico raccontato dalle cronache di questi giorni. Il 27 maggio a Verona lo stesso Franco Battaglia era ospite del deputato leghista Vito Comencini per un’incontro dal titolo «Non v’è alcuna emergenza climatica». Il leader della Lega Matteo Salvini si era già fatto notare in passato per commenti negazionisti, come quando nel 2019 aveva più volte ironizzato – imitando simili exploit dell’allora presidente Usa Donald Trump – sull’assenza del riscaldamento globale. «Da quando hanno lanciato l’allarme del riscaldamento globale, fa freddo e c’è la nebbia: lo sto aspettando, questo riscaldamento globale» aveva detto in un comizio a Sassuolo.

Quanto conta il negazionismo climatico in Italia?

Nonostante la presenza anche televisiva di alcuni tra i volti del negazionismo climatico italiano e lo scetticismo dei partiti di destra, la stragrande maggioranza degli italiani appare convinto dell’esistenza del riscaldamento globale e della sua origine antropica. Il 93% degli europei ritiene la crisi climatica un grave problema secondo un sondaggio di Eurobarometro dell’anno scorso. Una rilevazione YouGov del 2018 attribuiva agli scettici italiani una quota percentuale che va dall’1% al 6%.

A differenza di quanto avviene negli Stati Uniti, insomma, il nostro paese rimane freddo rispetto alle teorie complottiste sull’assenza del riscaldamento globale o la sua non pericolosità. Sempre più esperti ed esponenti del mondo ecologista, però, denunciano da anni un’inversione di strategia delle lobby del fossile e del mondo dei climate deniers. Sono sempre meno coloro i quali negano tout court la scienza sul clima, e sempre più quanti preferiscono minimizzare il problema o porre l’accento sui costi della transizione. E’ la teoria portata avanti da Michael E. Mann, autore del celebre hockey stick graph e tra i climatologi più autorevoli al mondo, nel suo recente libro «La nuova guerra del clima» (Edizioni Ambiente 2021).

«Da qualche tempo, tuttavia, il negazionismo climatico sta cambiando pelle. Il riscaldamento globale molto spesso non viene più negato apertamente e nemmeno viene contestata la necessità di politiche e azioni per affrontarlo. Posizioni platealmente contrarie alla scienza continuano a circolare, ma a queste si sono aggiunti altri argomenti, più insidiosi e ingannevoli. Il negazionismo si adatta ai tempi e alle circostanze e sfrutta le occasioni che il dibattito pubblico offre. Oggi la crisi climatica e la transizione energetica si trovano al centro della politica mondiale e dei grandi piani dei governi. In questo scenario, il negazionismo è perciò ancora all’opera. In una cosa non è cambiato: il suo approccio continua a essere basato sulla strumentalizzazione, la manipolazione di dati e studi scientifici e l’uso di argomenti infondati e fallaci» scrivevano pochi mesi fa i giornalisti specializzati Antonio Scalari e Stella Levantesi.

E proprio Antonio Scalari racconta ai nostri microfoni un recente esempio di questo scetticismo di nuova fattura. «Pochi giorni fa è stata pubblicata sul Corriere della Sera una lettera dei leader di Europa Verde Angelo Bonelli e Eleonora Evi. In questo testo i due politici rispondevano ad un articolo di Federico Rampini, firma di punta del giornale, in cui il giornalista elencava i problemi (guerra, monopolio cinese delle materie prime) della transizione energetica. La cornice era molto polemica nei confronti dell’ambientalismo, definito «una religione neo-pagana», e «occidentale radical-chic». Si dicevano alcune cose anche sensate, o comunque assolutamente degne di essere discusse, ma veicolando di fatto un messaggio per il quale la transizione risulta essere una specie di fissa degli ecologisti radical-chic che se ne fregano dei poveri. Sopratutto, nella controrisposta di Rampini, si lanciava una polemica nei confronti di non meglio specificati scienziati che addirittura manipolerebbero la scienza sul clima».

Lo scetticismo climatico, specie se inteso in questa veste più sottile, è talvolta trasversale agli schieramenti politici, ci spiega Scalari. «Noi associamo il negazionismo alla destra perché storicamente l’industria dei combustibili fossili ha trovato terreno fertile da quel lato, servendosi di un’ideologia ostile alle regolamentazioni statali quale quella conservatrice. Ma una forma di scetticismo nei confronti della transizione esiste, per quanto ampiamente minoritaria, anche nell’estrema sinistra e nel mondo complottista per sua natura più trasversale. Il caso di Rampini ci mostra l’esistenza di una corrente scettica di centro e moderata. Ricordo un’intervento di Rampini in tv in cui negò il collegamento tra riscaldamento globale e incendi in California. Una tesi scientificamente errata e molto vicina a quelle sostenute dal mondo negazionista vero e proprio».

ASCOLTA L’INTERVISTA AD ANTONIO SCALARI:

Lorenzo Tecleme

Articolo precedente“A destino”: mantenere vivo il ricordo del 2 agosto
Articolo successivoPre-festival: un’occasione per ricollegare i fili del pensiero critico