Mentre nel Paese infuria la polemica sull’esame di italiano “concordato” dall’Università per Stranieri di Perugia e il calciatore Luis Suarez, al centro di un’inchiesta della Guardia di Finanza e mentre il Partito Democratico, dopo i risultati delle elezioni, torna a chiedere la modifica ai Decreti Salvini, al cui interno è contenuta la norma che prevede il superamento della prova di italiano B1 per ottenere la cittadinanza, a Bologna riaprono alcune scuole di italiano per migranti, chiuse a causa del lockdown.

Scuole di italiano, le difficoltà nel lockdown

A fare il punto sulle scuole di italiano per migranti nella nostra città è Antonio Ghibellini di Aprimondo – Centro Poggeschi. Si tratta della scuola di italiano più grande di Bologna, che è composta da una settantina di insegnanti volontari e da circa 150 allievi.
“A Bologna sono una trentina le scuole di italiano per migranti gratuite, oltre a quella statale, il Cpia (Centro per l’Istruzione degli Adulti) – racconta Ghibellini – e tutte hanno dovuto chiudere durante il lockdown, come del resto le altre scuole”.

La didattica a distanza non sempre è stata possibile ed efficace. Ha funzionato, racconta il volontario, per le persone già più istruite e con competenze tecnologiche avanzate, ma uno dei problemi maggiori è stato anche il gap economico. “Molti migranti non dispongono di una connessione veloce, necessaria per la didattica a distanza, o di un computer”, racconta Ghibellini.
Cionostante i volontari hanno tentato di mantenere un rapporto con gli allievi e, quando è stato possibile, hanno tenuto conversazioni a distanza per migliorare l’italiano degli allievi.

“L’apprendimento della lingua è molto importante ed è necessaria una frequenza costante – osserva Ghibellini – Senza la padronanza dell’italiano, molte persone dipenderanno ancora da connazionali che, in alcuni casi, potranno approfittarsi di loro”.
L’esponente del Centro Poggeschi riferisce che la consapevolezza dell’importanza della lingua nei processi di inclusione sociale ed autonomia non è molto alta nelle persone già poco scolarizzate e che non hanno studiato la propria lingua madre.

La riapertura delle scuole di italiano

Ora, dopo la fine del lockdown, le scuole stanno cercando di ripartire. La prima è stata quella dell’Antoniano, che già a luglio ha svolto lezioni all’aperto.
Anche Aprimondo – Centro Poggeschi sta riaprendo, cercando di tornare nei tanti luoghi della città in cui era presente. Aprimondo, infatti, a gennaio scorso era presente nelle principali biblioteche cittadine e aveva la propria sede nella biblioteca Cabral. Quest’ultima è impegnata in lavori di ristrutturazione del tetto, per cui al momento il punto di riferimento è diventato il centro interculturale Zonarelli, in via Sacco 14.

È allo Zonarelli che chi volesse iscriversi ad una delle scuole di italiano presenti in città può presentarsi il lunedì o il giovedì dalle 10 alle 12. In alternativa si può scrivere una mail ad aprimondo@centropoggeschi.org.
“Per agevolare la frequenza, abbiamo realizzato una mappa con i riferimenti delle scuole nei vari punti della città – continua Ghibellini – In questo modo la persona può scegliere la scuola più comoda e più vicina a casa”.

ASCOLTA L’INTERVISTA AD ANTONIO GHIBELLINI: