Erano già scesi nelle strade una settimana fa, assieme ai loro compagni di tutta Italia, ma alle studentesse e agli studenti di Bologna non è bastato. Questa mattina le scuole superiori della provincia sono tornate a protestare in un partecipato sit-in in Piazza Maggiore. 

Al centro della contestazione c’è la decisione del Ministro dell’Istruzione Bianchi di reintrodurre l’esame di maturità con formula classica, quella precedente all’arrivo del covid. Nella sua ultima versione prepandemica – un’importante modifica era stata apportata anche nel 2019 – l’esame finale consisteva in un primo scritto d’italiano, una seconda prova relativa alle materie d’indirizzo (e quindi diversa in ogni istituto) ed un orale finale, il tutto integrato da un punteggio accumulato nel corso dell’ultimo triennio a seconda dei risultati scolastici.

Le scuole superiori della provincia in piazza contro la seconda prova e il Ministro Bianchi

E’ in particolare sulla reintroduzione della seconda prova – la più specifica di tutte, quella per cui maggiormente conta il lavoro fatto in classe nel corso degli anni – che si concentrano le critiche degli studenti. «Non si può non tenere conto del fatto che abbiamo passato buona parte del nostro triennio conclusivo in didattica a distanza» ci dice Rodolfo, ultimo anno del Liceo Artistico Arcangeli e tra gli organizzatori della giornata «la mia seconda prova dovrebbe essere laboratoriale, ma noi i laboratori li abbiamo frequentati pochissimo a causa della pandemia».

Una buona soluzione può essere il mantenimento di alcune caratteristiche della cosiddetta maturità d’emergenza, quella approvata in piena pandemia, ci spiega. Ad esempio la tesina, l’elaborato preparato a casa dagli studenti, e la prova unica orale. Il Ministro Bianchi, che nei giorni scorsi ha incontrato le rappresentanze studentesche, non sembra però intenzionato a fare marcia indietro. «Non siamo stati assecondati nell’eliminazione della seconda prova scritta, che si farà» ha detto pochi giorni fa il presidente nazionale delle consulte studentesche Marco Scognamillo al termine del faccia a faccia col Ministro.

Il clima in piazza, intanto, appare pacifico, ben diverso da quello delle proteste studentesche di queste settimane concluse con cariche della polizia, teste rotte e addirittura l’intervento di Amnesty International, che denunciando l’uso spropositato della violenza da parte delle forze dell’ordine ha mandato osservatori in alcuni dei cortei nelle grandi città italiane. «Da noi il rapporto con le autorità è assolutamente sereno» ci dice Rodolfo «ma sappiamo che non ovunque è così»

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Lorenzo Tecleme