Le Sardine, insieme alla rete di Meglio Legale, lanciano il cannabis tour: «Porteremo a spasso 6.000 “creature vegetali” che prendono il nome botanico di Cannabis Sativa, varietà Finola. Le porteremo a Roma, Firenze e Bologna, rispettivamente l’11, il 12 e il 13 giugno. Lo faremo per aprire una breccia nell’ipocrisia, spiegando che la consapevolezza è meglio dell’ignoranza, riflettendo sul fatto che viviamo in un Paese in cui una persona affetta da Artrite Reumatoide finisca di fronte a un tribunale solo perché voleva provare meno dolore».

Cannabis, l’iniativa di Sardine e Meglio Legale

Nella nota, le Sardine annunciano: «Racconteremo le storie di quegli imprenditori della cannabis light che ogni giorno subiscono le bordate di politici giustizialisti in cerca di fama e visibilità. Portando in giro le nostre bellissime 6000 piantine femmine in fioritura, non faremo nulla di illegale, perché la legge prevede che alcune specie di cannabis dal basso contenuto di Thc si possano acquistare, possedere e coltivare. Peccato che in Italia ci piacciano i tabù e che diversi esponenti politici scelgano di non scegliere, perché il tema è scomodo e non porta voti, anzi porta grane…». Ma questa, avvertono, «è una battaglia che ha bisogno di una comunità, di una moltitudine, di una ribellione contro lo status quo che con inutili politiche proibizioniste favorisce narcotrafficanti e punisce i piccoli consumatori».

«Anche le piantine legali non sembra siano legali in tutte le parti d’Italia», osserva ai nostri microfoni Luca Marola, conduttore del format radiofonico antiproibizionista “Non solo skunk” e inventore della “Cannabis light”, per cui finirà a processo il prossimo 17 giugno.
In particolare, le procure italiane più reazionarie stanno continuando a fare inchieste, arresti e processi che mettono nei guai imprenditori della canapa legale, ma anche pazienti che avrebbero diritto a farmaci a base di cannabis e hanno deciso di coltivarla poiché nelle farmacie non erano disponibili.
«Nonostante ci siano varietà di cannabis sativa presenti nell’elenco europeo delle piante coltivabili – spiega Marola – per alcune procure nel momento in cui si stacca il fiore dal resto della pianta si commette il primo reato, nonostante quel fiore non abbia capacità drogante».

La battaglia giudiziaria che le componenti più reazionarie di magistratura e politica stanno conducendo è tutta ideologica. Il problema del fiore della canapa industriale, in teoria legale, è rappresentato dalla somiglianza col fiore della marijuana. «Il suo utilizzo abituerebbe la gente a credere che la marijuana non sia così dannosa come i proibizionisti hanno raccontato negli ultimi cinquant’anni – osserva Marola – È per questo che la violenza con cui una parte di magistratura e politica si è scagliata con una violenza impressionante contro la cannabis light, perché sanno che con la cannabis light si smonta la narrazione proibizionista».

Eppure in molti Paesi del mondo il dibattito sulla cannabis va in una direzione opposta. Amazon ha dichiarato pochi giorni fa che non effettuerà il test anti-droga sulla marijuana ai suoi dipendenti e si batterà per la legalizzazione federale negli Stati Uniti, mentre la Francia sta discutendo del tema della legalizzazione in Parlamento.
La legalizzazione della cannabis, del resto, potrebbe tornare utile anche per affrontare la crisi economica generata dal Covid. Nei pochi anni dalla sua comparsa, la cannabis light in Italia ha prodotto oltre 12mila posti di lavoro ed ha visto fiorire imprese agricole e commerciali. Tutti i sindacati agricoli, inoltre, hanno predisposto un protocollo per la corretta coltivazione. «L’Italia sceglie di regalare questo mercato alle mafie», sottolinea Marola.

Il cannabis tour ai Giardini Margherita

Domenica 13 giugno, dunque, il cannabis tour di Meglio Legale e Sardine farà tappa a Bologna, precisamente alle 17.00 ai Giardini Margherita. Qui sarà possibile ritirare la piantina di cannabis legale ordinata precedentemente attraverso un crowdfunding sulla piattaforma Idea Ginger.
«C’è anche l’opzione della piantina sospesa – aggiunge Marola – Uno fa la donazione e quella piantina lì è libera di essere regalata a chi passa all’iniziativa».
Oltre a sostenere le spese dell’iniziativa, il crowdfunding ha lo scopo di costituire un fondo per le spese legali di imprenditori, consumatori e pazienti che si trovano ad affrontare processi ingiusti.

Tra questi ultimi c’è anche lo stesso Marola, appunto, che il 17 giugno finirà a processo per aver ideato e venduto cannabis light.
«È un processo importante perché se si vince, vince l’intero settore e con la magistratura si riesce a interpretare la norma e a colmare quelle lacune che la politica non è riuscita a colmare, rendendo certamente legale anche il fiore di una pianta legale – osserva l’imprenditore – Se perdo e se questo processo porterà a una mia condanna, significa che l’indirizzo maggioritario della giurisprudenza è chiudere l’intero settore. Quindi io sarò il primo per poi arrivare a sradicare l’intero settore della cannabis light e della canapa industriale».

ASCOLTA L’INTERVISTA A LUCA MAROLA:

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