Tutto è cominciato lo scorso giugno, quando al parco Lunetta Gamberini di Bologna si tenne una manifestazione di protesta contro l’antenna 5G installata vicino ai giochi per bambini. A partecipare al presidio c’erano persone elettrosensibili e altri cittadini preoccupati per i possibili effetti della nuova tecnologia. È così, trovandosi attorno ad una comune preoccupazione, che è nato Stop 5G Emilia, un gruppo di cittadini – “non un comitato”, precisa ai nostri microfoni Miriam Cappi, una portavoce – che ha iniziato ad approfondire il tema, a studiarsi le leggi, il funzionamento della tecnologia e ad entrare nel dibattito sull’argomento.

5G: un dibattito aperto

La discussione attorno alla quinta generazione di connessione per dispositivi mobili è tutt’altro che pacifica. Lo scorso ottobre, nella nostra provincia, scoppiarono polemiche e divergenze tra amministratori del territorio. La sindaca di San Lazzaro, Isabella Conti, ad esempio, annunciò di voler firmare un’ordinanza per bloccare l’installazione di antenne 5G sul proprio Comune. Una precauzione e molti dubbi che riguardavano altri primi cittadini, come quelli di Ozzano, Monte San Pietro e Calderara.
Per questo motivo è stato aperto un tavolo di monitoraggio a livello metropolitano, nato proprio come strumento per affrontare in modo coordinato su tutta la provincia bolognese le questioni aperte da questa tecnologia.

Il 5G, definito anche “internet delle cose“, presenta due principali aspetti problematici. Uno è sintetizzabile nella tensione diplomatica scoppiata tra gli Stati Uniti di Donald Trump e la Cina e riguarda la sicurezza. Le potenzialità della nuova tecnologia sono infinite, “permetterà anche di utilizzare automobili che guidano da sole”, sottolinea Cappi. Opportunità a cui si affiancano anche rischi. Al punto che uno studio dell’Università di Tor Vergata affermava che “il 5G amplifica lo spazio d’azione di minacce esistenti e certamente agisce sull’impatto dei rischi che possono concretizzarsi. Aumenta chiaramente la rapidità di circolazione dei dati e pertanto il numero dei dati che possono essere violati rubati e modificati a parità di tempo”. Detta in altri termini, un problema di sicurezza nazionale.

Ma è la salute il nodo che preoccupa molto di più i cittadini di Stop 5G. Sul tema, infatti, non c’è una posizione unanime della comunità scientifica, ma soprattutto non ci sono ancora studi sufficienti che escludano possibili effetti biologici dell’elettromagnetismo prodotto.
Ai nostri microfoni, Andrea Vornoli dell’Istituto Ramazzini di Bologna, aveva affermato evidenziato che gli studi sul 2G e il 3G svolti dall’istituto stesso avevano riscontrato un aumento significativo di tumori molto rari che riguadano cuore e cervello. “Questo rappresenta un primo campanello d’allarme nei confronti di tutta la tecnologia legata alle compagnie della telecomunicazione in generale. Bisogna, prima di introdurre una nuova tecnologia (che si andrebbe a sommare, e non a sostituire, all’attuale), fare uno studio per valutarne la pericolosità”, sottolineò il ricercatore.

Come funziona il 5G e cosa dice la legge

Rispetto al passato, il 5G introduce tre novità di rilievo: maggior velocità, minor latenza e la capacità di supportare la connessione contemporanea di molti più dispositivi. Per riuscire a fare tutto questo, la nuova tecnologia viaggerà su frequenze più alte rispetto alla precedente, al punto che le frequenze utilizzate dalle tv per il digitale terrestre dovranno ricollocarsi per liberare spazio.
Il segnale prodotto sarà quindi più performante attraverso onde millimetriche, ma più soggetto ad ostacoli fisici, come alberi e muri. Per questo motivo è necessario che le antenne che servono il 5G siano più numerose. “Se si potesse vedere, la rete delle fasce elettromagnetiche disegnate sarebbe una grandissima ragnatela che fa impressione”, osserva Cappi.
Se si considera che la nuova tecnologia non sostituirà le precendenti ma si sommerà, ecco che la preoccupazione dei cittadini riguarda l’aumento dell’inquinamento elettromagnetico e le sue possibili conseguenze.

La legislazione in materia che abbiamo in Italia è una delle più restrittive in Europa. In particolare, la legge 221/2012 stabilisce che l’esposizione a livelli di campi elettromagnetici debba essere entro i 6 Volt/metro. In realtà, l’esposizione può essere a livelli maggiori per limitati periodi nell’arco della giornata, a causa del fatto che i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità devono intendersi quali medie sulle 24 ore.
“Noi ci battiamo per mantenere questi limiti così bassi”, spiega la portavoce di Stop 5G.

Il percorso dei cittadini

Dopo il primo incontro e la formazione del gruppo nel giugno scorso, Stop 5G ha raccolto le firme per una petizione in cui, in sostanza, chiedeva una moratoria all’installazione di nuove antenne e l’assoluto divieto di installazione vicino a scuole e siti sensibili.
Le firme raccolte sono state poi sottoposte all’Amministrazione comunale e i cittadini sono stati ricevuto dall’assessore Marco Lombardo. “Ci hanno rassicurati che al momento anche le antenne attivate dei 5G esistenti sul territorio non superano i 3,7 GHz – spiega Cappi – Attualmente a Bologna abbiamo una ventina di antenne per il 5G, di cui 11 attive. Quello che abbiamo chiesto è quello di non accelerare questo processo”.

Le istanze dei cittadini sono state raccolte anche dalla consigliera comunale Dora Palumbo, che ha presentato un odg, che però è stato respinto. Il Consiglio comunale ha invece approvato un odg di Pd e M5S che chiedeva di “congelare” il rilascio di nuove autorizzazioni, in attesa del varo di un regolamento comunale ad hoc.
Su questo tema, però, si sono svolte commissioni e dei tavoli alla presenza di esperti dell’Istituto Ramazzini e del Cnr di Bologna.
Parallelamente i cittadini hanno interpellato anche Arpae, la quale ha rassicurato che le rilevazioni e i controlli proseguono per verificare il rispetto dei limiti di legge.

ASCOLTA L’INTERVISTA A MIRIAM CAPPI: