Dopo la condanna di primo grado all’ergastolo per l’ex terrorista fascista Gilberto Cavallini, emessa ieri dalla Corte d’Assise di Bologna alla fine di un processo durato quasi due anni, l’associazione dei famigliari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 non nasconde la propria soddisfazione.
“È stato un gioco di squadra – sottolinea ai nostri microfoni il presidente Paolo Bolognesi – e ovviamente ringraziamo i nostri legali, le parti civili, ma anche gli enti locali che non ci hanno mai fatto mancare il loro sostegno”.

2 agosto 1980: ora è possibile arrivare ai mandanti

Un elemento chiave che Bolognesi individua per arrivare alla sentenza di ieri pomeriggio è la digitalizzazione degli atti relativi alle stragi, un provvedimento che fu preso dal governo Renzi nel 2014, ma che non in tutti i territori ha funzionato. “In Emilia Romagna è stato fondamentale il contributo della Regione“, sottolinea il presidente dei famigliari.
In particolare, la digitalizzazione degli atti in questo processo ha permesso di mettere in relazione con molta più facilità carte e informazioni che provengono da diversi processi, agevolando il lavoro di ricostruzione delle attività degli ex terroristi dei Nar e le coperture o gli aiuti che ebbero dai servizi segreti.

“Quelle informazioni erano già tutte nelle carte, non ci sono elementi nuovi – spiega Bolognesi – ma la digitalizzazione ha offerto uno strumento che non c’era nel 1980 e che ha permesso anche di smontare tutte le fandonie che dicono gli ex terroristi, come la teoria dello spontaneismo armato o dell’improvvisazione”.
Il presidente dei famigliari risponde anche indirettamente al difensore di Cavallini, che nell’arringa conclusiva di mercoledì lamentava il fatto che si discutesse ancora di questi fatti a quarant’anni di distanza. “Semmai c’è da chiedersi perché ci sono voluti quarant’anni per arrivare a questa condanna”, sottolinea Bolognesi.

Quel che è più importante, però, è che la ricerca di verità e giustizia non si conclude con la condanna all’ergastolo di Cavallini. Sia perché ora seguiranno gli altri gradi di giudizio, ma soprattutto perché potrebbero presto arrivare delle novità per l’altro filone di inchiesta, quello che riguarda i mandanti.
“Il risultato raggiunto ieri è estremamente positivo perché ci permette di allungare il passo verso i mandanti – sottolinea Bolognesi – Il tempo che avevano i magistrati per fare indagini sui mandati è ormai finito e credo che entro la fine di gennaio ci dovrebbero essere delle novità molto interessanti”.

ASCOLTA L’INTERVISTA A PAOLO BOLOGNESI: