Mentre a Bologna sta per aprirsi il processo sui mandanti della strage alla stazione del 2 agosto 1980, in città è in previsione la presentazione di un fumetto che mette in discussione la matrice fascista e gli esecutori dell’attentato che provocò 85 morti e 200 feriti. Si tratta di “Le verità negate”, la graphic novel scritta da Riccardo Pelliccetti, disegnata da Francesco Bisaro ed edita da Ferrogallico, casa editrice di estrema destra, che dovrebbe essere presentata nella Sala Casa dell’Angelo nella serata di giovedì 17 settembre.
Una presentazione che non è passata inosservata e che sta sollevando le proteste di attivisti e cittadini bolognesi, che stanno chiedendo conto su Twitter direttamente al sindaco Virginio Merola.

2 agosto 1980, l’opposizione ai tentativi di riscrivere la storia

Sul sito della casa editrice Ferrogallico il fumetto “Le verità negate” viene introdotto con le parole del giornalista Nicola Porro: “Leggendo la storia giudiziaria della strage di Bologna, così magnificamente illustrata da questo fumetto verità, si apre un mondo. Quello drammatico di una parte dello Stato che per anni ha voluto vedere solo da una parte. Nonostante Fioravanti&Mambro si siano sempre protestati innocenti, pur dichiarandosi colpevoli di tanti altri delitti, quella di Bologna resta, nell’immaginario collettivo, una ‘strage nera’”.
L’impostazione dell’opera, dunque, è quella che ha caratterizzato i quarant’anni dalla strage del 2 agosto 1980 e che i bolognesi, soprattutto i famigliari delle vittime, hanno dovuto osservare con pervicace costanza: negare la responsabilità dei neofascisti nel piazzare la bomba alla stazione.

Nel corso dei decenni che ci separano dall’attentato terroristico, la magistratura ha avuto modo di riscontrare (e condannare) numerosi depistaggi. Tentativi che, a quanto pare, non si sono esauriti e oggi cercano di ammantarsi di un portato culturale. Le cosiddette “piste alternative” – quella più celebre agitata negli anni è stata la “pista palestinese” – sono state già escluse nelle aule di tribunale per l’inconsistenza che hanno dimostrato. Eppure c’è chi continua ad insistere, trovando inspiegabile spazio sui media mainstream e, a quanto pare, anche nelle istituzioni.

Già lo scorso 2 agosto, in occasione del 40° anniversario della strage, i bolognesi avevano reagito a quella che era sembrata, a tutti gli effetti, una provocazione inaccettabile. In piazza Carducci, nel pomeriggio stesso dell’anniversario, alcuni gruppi revisionisti delle responsabilità fasciste nella strage avevano organizzato un presidio. L’iniziativa fu impedita da una risposta civica di cittadine e cittadini che, a qualche ora dalla manifestazione, occuparono pacificamente la piazza.

Oggi la protesta viaggia sul web. Valerio Minnella, storico speaker di Radio Alice, da alcuni giorni sta chiedendo conto su Twitter al sindaco Virginio Merola sulla concessione della sala per la presentazione del fumetto revisionista.
“Bologna non può tollerare menzogne dopo che è stata ferita gravemente dall’attentato – sottolinea Minnella ai nostri microfoni – Quel fumetto ripropone le menzogne e i depistaggi di Licio Gelli, che fu condannato e oggi si sa che fu anche il finanziatore della strage”.
Minnella osserva che “la verità è scolpita nella pietra”, dal momento che non ci troviamo di fronte ad un processo di primo grado, ma i fatti sono stati accertati ampiamente per via giudiziaria e validati dalla Cassazione.

Uno dei tweet di Valerio Minnella

La richiesta è dunque quella di revocare la sala comunale per quell’iniziativa, perché non è accettabile che a Bologna possano parlare “bugiardi e fascisti”.
L’attivista ha sollevato il caso anche con Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei famigliari delle vittime della strage, il quale ha riferito che si sarebbe interessato della vicenda e avrebbe chiesto conto al Quartiere che ha concesso la sala.

La richiesta degli antifascisti può farsi forza del regolamento comunale per la concessione di spazi pubblici, approvato nel marzo del 2018 dopo le polemiche per la concessione di sale a gruppi neofascisti e di estrema destra. Nel regolamento, fortemente richiesto da Coalizione Civica, è scritto che “le sale comunali non possono essere utilizzate per iniziative che si richiamino direttamente all’ideologia fascista, ai suoi linguaggi e rituali, alla sua simbologia o che esibiscano o pratichino forme di discriminazione“.
Gli organizzatori delle iniziative, inoltre, devono sottoscrivere una dichiarazione in cui si impegna, sotto la sua responsabilità, al rispetto delle leggi antifasciste del nostro Paese.

Della vicenda si sta interessando Emily Clancy, consigliera comunale di Coalizione Civica, che presentò l’odg con le modifiche al regolamento comunale. Clancy sta chiedendo un accesso agli atti per verificare che la dichiarazione di antifascismo sia stata sottoscritta e ha presentato un’interrogazione alla giunta sul tema.

ASCOLTA L’INTERVISTA A VALERIO MINNELLA: