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Intervista alla band ad Afternoon Tunes


di Andrea Tabellini
Categorie: Afternoon Tunes
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Afternoon Tunes avrà il piacere di fare du chiacchiere con gli ZU in occasione della data al Locomotiv Sabato 16 Maggio h 16.30.

In più di quindici anni di vita e attraverso altrettanti album gli Zu hanno costruito un profilo artistico e umano di rara coerenza, affrontando e domando numerosi generi, collaborando con veri mostri sacri della musica contemporanea e pubblicando dischi per la crème delle label di avanguardia come Ipecac, Atavistic e Headz.

A sei anni dall’ultimo lavoro sulla lunga distanza, quel “Carboniferous” che fece riconoscere anche ai meno avvezzi alle realtà undergound la rilevanza mondiale dei risultati raggiunti dal combo romano, gli Zu tornano con un nuovo disco, ancora una volta pubblicato per Ipecac – label di Mike Patton – e con una formazione modificata che vede l’ingresso in pianta stabile di Gabe Serbian (dietro ai tamburi anche per i californiani The Locust).

Il nuovo album arriva dunque dopo un lungo periodo di silenzio, seguito all’apparente disintegrazione di quella che era un’unica mente dotata di tre corpi, con l’addio dello storico batterista Jacopo Battaglia, i lunghi viaggi e poi il trasferimento in Perù di Massimo Pupillo, mentre Luca T Mai è stato soprattutto assorbito dalla sua attività con Mombu. Il silenzio è stato rotto nel 2014 con due lavori a organico ampliato, in cui gli Zu hanno ancora una volta dimostrato la vitalità che li contraddistingue: l’Ep “Goodnight Civilization” in collaborazione con Mark Barney Greenway dei Napalm Death, uscito ad aprile, mentre a novembre è stata la volta di “The Left Hand Path” con Eugene S. Robinson degli Oxbow.

“Cortar Todo” delinea una continuità con questi due lavori usciti nel 2014, completando una sorta di trilogia sulla guerra: è infatti un concept album su un conflitto invisibile, ma non per questo meno presente nelle nostre vite, e indica chiaramente la volontà di tagliare con il passato, il rifiuto della realtà imposta da un principio acritico di autorità, la necessità di un rinnovamento totale, anche passando per la distruzione del mondo per come lo conosciamo.

I dieci pezzi del disco, ancora una volta geniale amalgama di metal, math, no-wave, noise ed elettronica, sono quanto di più diretto, istintivo e brutale gli Zu abbiano mai concepito e in questo senso l’ingresso del batterista dei Locust ha aggiunto la spinta propulsiva che serviva per tale cambio di suono. Il tema del disco è dichiarato con il brano iniziale, la spettrale e fulminante marcia intitolata “The Unseen War”, mentre le successive tracce sgranano tutti i passaggi fondamentali per giungere alla rigenerazione: dalla necessaria distruzione dell’Impero, alla morte rituale del nemico che è anche dentro di noi. Fino alla chiusura di “Pantokrator” in cui il canto di Gilberto Mauha – uno sciamano e curando indigeno Shipibo con cui Massimo e Luca hanno lavorato a lungo in Amazzonia – porta a compimento il tragitto: dopo la deflagrazione, dopo il taglio, dopo il cratere, l’unica ripartenza possibile per l’umanità passa dalla conoscenza ancestrale. Registrato a Bologna nell’estate del 2014 da Lorenzo Stecconi, “Cortar Todo” vede la partecipazione di un altro membro dei Locust, il tastierista Joey Karam, e del chitarrista dei Massimo Volume Stefano Pilia, oltre al già citato contributo, registrato in Amazzonia, della voce dello sciamano Shipibo Gilberto Mauha Ochavano.

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