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WuMing, Frankie HiNrg e Genuino Clandestino: si allunga la lista NoExpo

Cresce la dissidenza nei confronti di Expo 2015.


di Alessandro Canella
Categorie: Movimento
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Un logo No Expo

Frankie HiNrg ci ripensa, WuMing mette in guardia dai tentacoli della kermesse e fotografi ed autori del libro su Genuino Clandestino spiegano perché non ci saranno loro immagini ad Expo 2015. Cresce la dissidenza nei confronti del grande evento dedicato al cibo. Intanto è stata aperta una nuova inchiesta su quattro appalti.

Le inchieste che scoperchiano la corruzione e le infiltrazioni mafiose attorno ad Expo 2015 sembrano non finire mai. Ieri la Procura di Milano ha aperto un nuovo fascicolo sugli appalti dei lavori per il grande evento. L'ipotesi di reato è turbativa d'asta e gli accertamenti della polizia giudiziaria riguardano quattro appalti legati al progetto delle Vie d'acqua e alla Darsena.

Il coro di sì registrato finora attorno ad Expo, intanto, comincia a sgretolarsi e tra quelli che erano stati arruolati come ambasciatori della kermesse c'è anche chi si defila. È il caso di Frankie HiNrg, il celebre rapper che attraverso un post su Facebook chiede scusa ai suoi fan per aver prestato la propria immagine per Expo. "La direzione che ha preso Expo è diversa da quella che (ingenuamente) avrei sperato, con reali tavoli di dibattito e non solo stand ultracostosi", scrive Frankie HiNrg, che se la prende contro il lavoro gratuito e l'assenza di "quelle realtà che nel mondo combattono la sfida del cibo con tenacia ed ingegno e che a volte vengono sconfitti". Il rapper chiede quindi di essere rimosso dall’elenco degli ambassador, perchè non vuole sostenere un’iniziativa che non lo rappresenta minimamente.

Già nel settembre scorso, il collettivo di scrittori Wu Ming mise in guardia dai "tentacoli di Expo"  che si insinuano anche dove meno te lo aspetti. Un rischio di cui il collettivo è stato vittima a Vicenza, dove il reading "Quattro" di Wu Ming 2 e Frida X è diventato parte di "un ricco cartellone di eventi sui temi dell’Expo 2015" senza che gli autori ne sapessero nulla.
Il meccanismo, scrivono i WuMing, ha l'obiettivo di "gonfiare il pallone del megaevento e far comparire nel programma e in bilancio migliaia di eventi in tutta Italia, magari con contenuti sfruttabili per greenwashing e socialwashing", cannibalizzando e facendo propria ogni sorta di iniziativa organizzata da qualunque Comune d’Italia. Ciò è possibile attraverso "Anci per Expo", un accordo per il quale qualunque municipalità, se vuole, può segnalare un evento e avvalersi del logo di Expo 2015.

Musicisti e scrittori, però, non sono gli unici ad opporsi ai meccanismi, alle logiche e alla piega che sta prendendo l'evento. Anche tra le realtà vicine al mondo dell'agricoltura contadina arrivano le prese di distanza.
Ieri, ad esempio, si è registrata quella degli autori del libro su "Genuino Clandestino" , che hanno fatto sapere che non vedremo le loro immagini attorno alla kermesse.

"Abbiamo sentito il bisogno di esprimerci - spiega ai nostri microfoni Michele Lapini, uno dei fotografi del libro - perché abbiamo letto le dichiarazioni di Giuseppe Sala, Commissario Unico Delegato del Governo per Expo Milano 2015 e Amministratore Delegato di Expo 2015 SpA, in cui sosteneva che la fotografia sara l’elemento dominante di Expo".

"Non poteva essere altrimenti - si legge nel post - per un evento che è costretto a puntare tutto sull’immagine e la 'narrazione', per mascherare con diverse angolature le contraddizioni che si rivelano sempre più evidenti. Non ci riferiamo solamente agli scandali da 'metodo italiano', con le numerose inchieste per corruzione, appalti truccati, infiltrazioni mafiose e altri reati. Il contrasto più grande per noi lo si trova subito, nello slogan: 'Nutrire il pianeta, energia per la vita'. È palesemente un fake, o forse un errore. Expo non nutrirà il pianeta, semmai lo affamerà. Con le sue colate di cemento, la precarizzazione del lavoro (quando non è addirittura gratuito), con i suoi 'cluster' dedicati alle multinazionali e agli affaristi del cibo.
"Per nutrire il pianeta - continua Lapini - occorre puntare sull'agricoltura contadina. Non lo diciamo solo noi, lo dice la Fao".

Oltre a non far parte della kermesse perché "non siamo stati invitati", ironizzano gli autori del libro, è dunque l'approccio che non viene condiviso.
Il tentativo di partecipare per condizionare dall'interno l'evento - come ad esempio potrebbe fare Vandana Shiva, punto di riferimento per l'autodeterminazione alimentare - rischia di risultare utopico vista la sproporzione di potere verso le multinazionali e le organizzazioni presenti ad Expo. "Inoltre partecipare - spiega Lapini - rischia di legittimare l'evento stesso".


Ascolta l'intervista a Michele Lapini

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