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Vittorio Arrigoni, 3 anni fa moriva l'ultimo dei sognatori

Il 15 aprile 2011 il corpo del pacifista italiano fu ritrovato nella Striscia di Gaza


di Francesco Ditaranto
Categorie: Esteri
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Vittorio Arrigoni era un pacifista, un blogger, un giornalista, una persona che era riuscita a raccontare al mondo la ferocia della guerra e dell'occupazione israeliana a Gaza. Fu rapito da una banda di salafiti e ucciso.

Ogni uomo ha un limite, una linea di demarcazione oltre la quale non può andare. Questo limite si chiama dignità. Quando la propria dignità viene calpestata, quando la dignità calpestata degli altri diventa la propria, un uomo non può restare fermo. L'uomo in rivolta, direbbe Camus, non è un rivoluzionario di professione, è solo un uomo che, a un certo punto, è capace di dire no. Vittorio Arrigoni aveva fatto propria la dignità dei palestinesi, calpestata e umiliata, ed aveva deciso di rischiare la vita. Il rischio è nelle regole d'ingaggio, nessuno lo ha costretto a trasferirsi in una zona di guerra, direbbe qualcuno. E invece no. La sua dignità lo ha costretto ad andare a Gaza e rischiare una morte che poi è arrivata. E' tutto qui, almeno a parere di chi scrive, il senso della vita di Vittorio Arrigoni, "Vik". Sul senso della sua morte, uno strano processo, non ha ancora fugato del tutto i dubbi.

Arrivò a Gaza via mare, ne fu espulso dopo essere stato ferito e imprigionato e ci fece nuovamente ritorno, a bordo della nave Dignity. Era parte dell'organizzazione International Solidarity Movement, per il quale faceva interposizione: accompagnava pescatori e contadini di Gaza, nella speranza che la sua presenza facesse da deterrente per l'esercito israeliano, che è solito sparare contro chi supera un confine arbitrario e deciso unilateralmente dallo stesso governo di Tel Aviv. Arrigoni fu oggetto di pesanti minacce da parte dell'estrema destra israeliana, anche a causa del suo racconto dal campo dell'Operazione Piombo Fuso, un atto di guerra  condotto dalle forze armate israeliane tra la fine del 2008 e l'inizio del 2009. Era il solo reporter internazionale sul campo, mentre Israele bombardava quella prigione a cielo aperto che è Gaza, secondo molti, con delle bombe al fosforo bianco.

La sera del 14 aprile 2011 fu rapito da un gruppo salafita e ucciso. Il suo corpo fu ritrovato il giorno dopo, nel corso di un blitz condotto dalle forze di sicurezza della Striscia. Per la sua morte, sono in carcere due palestinesi.

"Vittorio Arrigoni aveva un rapporto stupendo con i palestinesi. Sembrava uno di loro. Ricordo ancora la sua erre moscia quando ci mostrava le sue ferite e ci raccontava delle scariche elettriche ricevute dall'esercito israeliano, quando usciva in barca con i pescatori palestinesi." racconta Saverio Mannarella, cooperante Cric a Gaza, che per primo accolse Vittorio al suo arrivo a Gaza, per un anno e mezzo visse nel suo stesso stabile e ne fu amico.

Il pacifista si era avvicinato al gruppo di giovani palestinesi, Gaza Youth Breaks Out, che denunciava l'occupazione israeliana, ma anche il regime oppressivo di Hamas nella Striscia. "Partecipava alle riunioni politiche di questo gruppo, rappresentava la voglia di libertà dei giovani palestinesi. Questo non andava bene soprattutto agli integralisti. Andava in qualche modo tenuto sotto controllo" continua Mannarella. Spesso si raccontano figure come quella di Arrigoni come vicine agli integralisti. E', questa, una descrizione anch'essa criminale. Vittorio Arrigoni credeva nella libertà, nella dignità, in una parola nell'umanità, ovunque ci fosse bisogno di difenderla.

"Secondo me -afferma il cooperante riferendosi al rapimento e all'uccisione- l'intenzione non era quella di uccidere Vittorio. Forse era un modo per dare visibilità al gruppo (salafita,ndr), poi la situazione deve essere sfuggita di mano. Non credo che il sequestro fosse nato per arrivare alla sua uccisione."

"Di Vittorio rimane il ricordo di una grandissima persona: era l'ultimo dei sognatori" conclude il cooperante.


Ascolta l'intervista a Saverio Mannarella

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